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Rassegna stampa Uilca Lombardia 

Iniziamo la settimana con una lettura del risiko che va oltre le singole offerte: da una parte l’aumento del valore delle partecipazioni dei grandi azionisti; dall’altra le possibili conseguenze sugli assetti di Generali e sulla concorrenza nel mercato assicurativo. Il dibattito sul ruolo del fisco nell’indirizzare il risparmio verso le PMI completa il quadro, richiamando il rapporto tra finanza ed economia reale.

Per UILCA la priorità resta la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori. Il successo delle operazioni non può essere misurato soltanto attraverso quotazioni, dividendi e nuovi equilibri azionari: deve essere valutato anche per le prospettive occupazionali, la valorizzazione delle competenze, la qualità dei servizi e il contributo ai territori.

Banche: il risiko premia i grandi azionisti

Il riassetto bancario ha prodotto importanti aumenti di valore per le società coinvolte e per i loro principali azionisti. Nell’articolo «Effetto risiko, Delfin & Caltagirone: un bilancio miliardario», Stefano Righi su L’Economia del Corriere della Sera analizza l’andamento di dieci gruppi tra il 10 settembre 2024, alla vigilia dell’ingresso di UniCredit in Commerzbank, e il 9 ottobre 2026.

La ricostruzione prende in esame UniCredit, Commerzbank, Banco BPM, MPS, Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Unipol, Crédit Agricole, Generali e Banca Generali. Nel periodo osservato, Unipol registra il maggiore incremento percentuale, pari a circa il 180%, al netto dei dividendi; Commerzbank e Banco BPM segnano aumenti intorno al 150%. In valore assoluto, invece, spiccano UniCredit, con oltre 60 miliardi di euro di capitalizzazione aggiuntiva, e Intesa Sanpaolo, con più di 42 miliardi.

Gli effetti sono rilevanti anche per i grandi soci. Secondo i dati riportati nell’articolo, le partecipazioni di Delfin si sono apprezzate di circa 6,86 miliardi di euro, ai quali si aggiungono 962 milioni di dividendi: complessivamente circa 7,8 miliardi. Per il gruppo Caltagirone, l’apprezzamento è di circa 2,77 miliardi, oltre a 506 milioni di cedole.

La distinzione è importante: l’aumento del valore delle partecipazioni rappresenta un guadagno potenziale che si realizza con la vendita, mentre i dividendi sono somme effettivamente incassate. Il confronto descrive inoltre l’andamento di Borsa nel periodo considerato: non dimostra che ogni incremento sia riconducibile esclusivamente alle operazioni di aggregazione.

Righi interpreta il rilancio di Intesa su MPS, con l’aumento della componente in contanti da 1 a 1,25 euro per azione, come una svolta che ha fortemente ridotto gli spazi del progetto alternativo di Luigi Lovaglio. È una lettura dell’evoluzione della contesa, non la certificazione di un’operazione già conclusa.

La posizione UILCA: queste cifre richiamano una domanda centrale: quali benefici e quali prospettive vengono riconosciuti alle lavoratrici e ai lavoratori che contribuiscono ogni giorno al valore delle banche e delle assicurazioni?

La tutela dell’occupazione, delle condizioni contrattuali e delle professionalità deve restare parte integrante di ogni progetto industriale. La crescita delle quotazioni e la remunerazione degli azionisti non possono essere l’unico metro con cui giudicare il successo del risiko: occorre valutare anche qualità del lavoro, investimenti nelle competenze e continuità dei servizi.

Le sinergie annunciate devono essere accompagnate da informazioni trasparenti e da un confronto sulle conseguenze per sedi, mobilità, carichi di lavoro e reti territoriali. Il valore creato non può tradursi soltanto in vantaggi finanziari, lasciando alle persone il peso delle riorganizzazioni.

Il rafforzamento del sistema bancario deve sostenere anche l’economia reale: famiglie, imprese e comunità hanno bisogno di servizi accessibili e di relazioni professionali di qualità. È su questi risultati, oltre che sui bilanci degli azionisti, che andrà misurata la portata delle operazioni.

Assicurazioni: il caso Generali tra concorrenza e bancassicurazione

Dopo il bilancio dei vantaggi finanziari del risiko illustrato da Stefano Righi, l’approfondimento di Sabino Cassese su L’Economia del Corriere della Sera, «Concorrenza? La lezione europea sulle polizze e il caso Generali», sposta l’attenzione sulle possibili conseguenze dell’operazione Intesa-MPS nel mercato assicurativo.

L’articolo richiama l’istruttoria avviata dall’Antitrust il 14 settembre per verificare se l’operazione possa ostacolare la concorrenza, anche attraverso i legami tra Intesa e Generali. Secondo i dati riportati nel pezzo, in caso di successo dell’OPAS la partecipazione di Intesa nel Leone passerebbe dal 3,13% al 16,48%, sommando la quota detenuta da MPS attraverso Mediobanca. Si tratta di uno scenario prospettico, non di un assetto già realizzato.

Cassese sostiene che la valutazione non debba fermarsi alla presenza dei due gruppi nello stesso settore. Il criterio centrale, nella sua lettura degli orientamenti europei, è la «pressione concorrenziale effettiva e significativa»: occorre verificare se le imprese siano concorrenti realmente prossimi e se l’operazione possa favorire aumenti dei prezzi, peggioramenti del servizio o una riduzione dell’innovazione.

L’autore distingue quindi l’assicurazione tradizionale multicanale dalla bancassicurazione. La prima si rivolge al mercato attraverso agenti, broker, consulenti e altri canali; la seconda distribuisce prevalentemente alla clientela bancaria, inserendo la polizza in una relazione finanziaria già esistente. Secondo Cassese, queste differenze di clientela, organizzazione e modalità distributive limitano la concorrenza diretta e rendono i modelli in larga parte complementari.

Da questa analisi deriva la sua tesi: una partecipazione di minoranza di natura finanziaria non va automaticamente equiparata al controllo o all’eliminazione di un concorrente prossimo. È una valutazione dell’autore, non l’esito dell’istruttoria Antitrust. La verifica delle conseguenze concrete dell’operazione resta affidata alle autorità competenti.

Il collegamento con l’articolo di Righi è significativo: l’aumento del valore delle partecipazioni racconta i benefici per gli azionisti, mentre il confronto sulla concorrenza riguarda gli effetti sul mercato e sulla clientela. Sono piani diversi, entrambi necessari per comprendere la portata del riassetto.

La posizione UILCA: alla valutazione finanziaria e concorrenziale deve affiancarsi quella delle conseguenze sul lavoro.

La complementarità tra modelli distributivi non rende automaticamente neutri gli effetti sulle persone. Eventuali accordi, integrazioni o riorganizzazioni devono chiarire come saranno preservate le professionalità, garantite le condizioni contrattuali e gestiti i cambiamenti di ruoli, sedi e carichi di lavoro.

La crescita del valore per gli azionisti, descritta nel pezzo sulle banche, deve accompagnarsi a prospettive concrete per chi contribuisce quotidianamente ai risultati dei gruppi. Le sinergie non possono tradursi soltanto in risparmi di costo o maggiori pressioni commerciali: devono sostenere investimenti nelle competenze, qualità del lavoro e continuità del servizio.

Anche il rapporto con la clientela richiede attenzione. Qualunque sia il canale di distribuzione, le persone devono poter contare su informazioni comprensibili e su una consulenza coerente con i propri bisogni. Mettere lavoratrici e lavoratori nelle condizioni di operare con responsabilità significa proteggere, insieme, il lavoro e la fiducia dei clienti.

Riscossione e fisco: incentivi al risparmio per sostenere le PMI

Indirizzare una parte della liquidità depositata sui conti correnti verso le imprese, attraverso incentivi fiscali e strumenti più comprensibili: è la proposta di Gianni Tamburi nell’intervista di Daniela Polizzi, «500 miliardi per le imprese se il Fisco aiuta il risparmio», pubblicata su L’Economia del Corriere della Sera.

Secondo Tamburi almeno un terzo dei 1.500-1.600 miliardi di euro presenti sui conti correnti potrebbe confluire nell’economia reale, sostenendo aziende quotate o interessate ad accedere alla Borsa. I circa 500 miliardi richiamati nel titolo rappresentano quindi una stima del potenziale mobilitabile, non risorse già disponibili né un programma approvato.

La proposta si fonda anche su un sondaggio commissionato da TIP a Eumetra, condotto su un campione di mille risparmiatori selezionati tra diverse fasce di liquidità. L’82% dichiara di conoscere, direttamente o per sentito dire, le difficoltà delle imprese nell’accesso ai capitali; il 70% afferma che probabilmente o certamente investirebbe di più in presenza di agevolazioni adeguate. È una disponibilità dichiarata e condizionata, non una previsione certa dei futuri investimenti.

Le esigenze dei risparmiatori sono altrettanto chiare: il 40% teme di perdere il capitale, il 35% cerca un buon rendimento nel medio-lungo periodo e il 27% considera importante poter disinvestire in caso di necessità. Tra gli incentivi indicati figurano sconti per chi mantiene le azioni per alcuni anni, una minore tassazione dei dividendi e dei guadagni di Borsa e agevolazioni per gli investimenti in imprese di nuova quotazione o che assumono.

Tamburi collega queste proposte alla sottocapitalizzazione delle PMI e alle difficoltà di accesso ai finanziamenti. L’obiettivo è ampliare il mercato dei capitali e favorire la crescita delle imprese, facendo incontrare il risparmio delle famiglie con le esigenze dell’economia produttiva.

La posizione UILCA: il sostegno agli investimenti deve accompagnarsi alla tutela del lavoro e del risparmio: gli incentivi vanno valutati per la loro capacità di favorire occupazione stabile, sviluppo delle competenze e crescita dei territori, non soltanto per l’aumento delle risorse raccolte dalle imprese.

Il riferimento alle agevolazioni per le aziende che assumono offre uno spunto importante. La qualità dell’occupazione deve entrare nella valutazione delle misure, insieme alla continuità degli investimenti e al rispetto delle condizioni di lavoro.

Allo stesso tempo i risparmi delle famiglie non possono essere considerati soltanto capitali da mobilitare. La disponibilità a investire deve fondarsi su informazioni chiare, strumenti comprensibili e consapevolezza dei rischi: un beneficio fiscale non equivale a una garanzia del capitale.

Per le lavoratrici e i lavoratori dei nostri settori questo significa poter svolgere una consulenza responsabile, sostenuta da formazione e strumenti adeguati, senza pressioni commerciali incompatibili con i bisogni della clientela. Collegare finanza ed economia reale richiede fiducia: nelle imprese finanziate, nella correttezza dei prodotti e nelle professionalità che accompagnano le scelte dei risparmiatori.

 

 

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