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La chiusura degli sportelli non modifica soltanto l’organizzazione delle banche: incide sull’accesso ai servizi, sulle prospettive economiche dei territori e sulle condizioni di lavoro. È il messaggio di Fulvio Furlan, segretario generale UILCA, intervenuto il 20 ottobre a Oggi Economia, su Radio Uno, nella trasmissione condotta da Lorenzo Opice.

Per Furlan contrastare la desertificazione bancaria richiede una responsabilità condivisa tra banche, istituzioni e soggetti sociali. Il punto di partenza è riconoscere che il presidio fisico svolge una funzione che non può essere valutata esclusivamente attraverso la redditività immediata del singolo sportello.

Servizi essenziali, sviluppo e legalità

Furlan distingue tre conseguenze della riduzione della presenza bancaria.

La prima è sociale: perdere una filiale significa rendere più difficile l’accesso a un servizio essenziale, soprattutto per le persone fragili e per chi ha minori possibilità di spostarsi. A questo proposito richiama l’esperienza della pandemia, durante la quale gli sportelli sono rimasti aperti.

La seconda riguarda l’economia locale: le banche, sottolinea, sono un veicolo di sviluppo e di sostegno alle imprese, particolarmente importante nei territori che hanno bisogno di rilancio.

La terza riguarda la legalità: Furlan avverte che l’assenza di intermediari regolamentati può lasciare spazio a soggetti non controllati e favorire fenomeni come usura e riciclaggio. La desertificazione è quindi una questione che coinvolge l’intera comunità, non soltanto la clientela bancaria.

Digitale e filiali: un’integrazione al servizio delle persone

Furlan non contrappone innovazione tecnologica e presenza fisica. Propone invece di coniugarle, mettendo la tecnologia al servizio delle persone e dell’attività bancaria.

Gli strumenti digitali possono sostenere lo svolgimento delle operazioni, mentre il rapporto personale e la consulenza devono essere valorizzati. Il criterio è coltivare la fiducia tra banca e clientela, che Furlan considera fondamentale per il sostegno a famiglie e imprese e per la tutela del risparmio.

Occupazione e contratto: organici, formazione e benessere

La tutela delle lavoratrici e dei lavoratori occupa una parte centrale dell’intervento. Furlan ricorda il ruolo del Fondo di solidarietà di settore che ha consentito di gestire le uscite senza licenziamenti e di accompagnarle con nuove assunzioni. Evidenzia però che il ricambio generazionale non compensa integralmente le uscite.

La riduzione del personale si riflette sulle condizioni di chi resta: aumentano i carichi di lavoro, le pressioni commerciali e le situazioni di stress e disagio. Per questo, spiega, il benessere lavorativo è uno dei temi centrali del rinnovo del contratto nazionale, insieme all’aumento salariale.

Furlan richiama inoltre la necessità di investire nella riqualificazione professionale e nella formazione, anche in relazione alle nuove attività che le banche possono sviluppare.

Non rassegnarsi all’abbandono dei territori

Il segretario generale UILCA richiama il rapporto annuale sulla desertificazione, il coinvolgimento del CNEL e di altri soggetti istituzionali e la presenza di una proposta di legge, insistendo sulla necessità di costruire soluzioni condivise.

Le differenze, osserva, non riguardano soltanto le regioni: possono essere profonde anche tra territori della stessa regione, in relazione alle loro caratteristiche. Per questo non basta una lettura uniforme del fenomeno.

Furlan conclude che non bisogna rassegnarsi all’idea che un territorio poco popolato debba essere abbandonato perché meno interessante economicamente. Le banche, sostiene, hanno il ruolo e le capacità economiche per contribuire a invertire questa tendenza.

 

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