Rinnovo del contratto, qualità del lavoro, presenza nei territori e intelligenza artificiale: il segretario generale Uilca richiama la responsabilità sociale del settore e la necessità di ascoltare chi lavora.
Un posto sicuro non basta, se poi manca lo spazio per stare bene. È una delle riflessioni che attraversano l’intervista di Fulvio Furlan, segretario generale Uilca, a “Cantiere Italia”, su Radio1, il 30 ottobre.
Dal risiko bancario al rinnovo del contratto nazionale, dalle aspettative dei giovani all’intelligenza artificiale, il filo conduttore del suo intervento è chiaro: il futuro del settore deve costruirsi intorno alle persone. A chi lavora nelle banche, ma anche alle famiglie, alle imprese e alle comunità che nelle banche cercano un interlocutore, non soltanto un servizio.
Aggregazioni bancarie: crescere senza allontanarsi dai territori
Le operazioni di aggregazione rispondono all’esigenza delle banche di affrontare uno scenario economico e finanziario in continua trasformazione e di rafforzare il proprio ruolo anche nel confronto europeo. Per Furlan, però, la crescita dimensionale non può diventare una ragione per perdere il legame con i territori.
La preoccupazione riguarda il rischio che una visione concentrata sul profitto e sulla remunerazione degli azionisti lasci in secondo piano l’occupazione, la presenza delle filiali e la funzione sociale del credito.
Le banche hanno un compito che va oltre i risultati di bilancio: sostenere famiglie e imprese, accompagnare lo sviluppo locale, mantenere relazioni di fiducia. È su questo equilibrio che il sindacato richiama l’attenzione, perché la competitività non si costruisca a scapito delle persone e delle comunità.
Il rinnovo del contratto: salario, tutele e qualità del lavoro
Tra le priorità del mandato, Furlan indica il rinnovo dei contratti nazionali, strumenti indispensabili per dare certezze alle lavoratrici e ai lavoratori, soprattutto di fronte a cambiamenti rapidi e spesso imprevedibili.
Nell’intervista, il segretario generale Uilca illustra la richiesta economica di 518 euro prevista dalla piattaforma unitaria per il rinnovo del contratto del credito. Una rivendicazione che, spiega, tiene insieme due obiettivi: recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione e riconoscere alle persone una parte dei risultati raggiunti dal settore grazie al loro contributo.
L’aumento richiesto, pari al 15%, viene considerato da Furlan coerente con la solidità patrimoniale e la redditività delle banche.
Il salario, tuttavia, non esaurisce il significato della trattativa. Accanto al riconoscimento economico ci sono la tutela dell’occupazione, la riduzione dei carichi di lavoro e delle pressioni commerciali, la conciliazione tra vita privata e professionale e la riduzione dell’orario.
Non capitoli separati, ma parti dello stesso obiettivo: rendere il lavoro sostenibile, nelle condizioni concrete in cui viene svolto ogni giorno.
Un posto in banca è ancora una certezza. Ma come si vive quel posto?
Alla domanda sul lavoro bancario come occupazione tradizionalmente considerata privilegiata, Furlan riconosce il valore delle tutele costruite attraverso l’azione sindacale. Strumenti che hanno consentito di affrontare trasformazioni e difficoltà, accompagnare il ricambio generazionale senza licenziamenti e ottenere, quando le condizioni lo hanno permesso, avanzamenti salariali e occupazionali.
Questo patrimonio, però, non deve impedire di vedere il disagio.
Pressioni commerciali, carichi di lavoro e stress rendono necessario interrogarsi non soltanto sulla stabilità dell’impiego, ma anche sulla qualità dell’esperienza quotidiana. In questo quadro Furlan annuncia un’indagine di clima concordata con la controparte datoriale, per ascoltare le lavoratrici e i lavoratori e comprendere come vivono il proprio ambiente professionale.
Perché avere delle tutele è fondamentale. Poter stare bene nel proprio lavoro lo è altrettanto.
I giovani chiedono ascolto, flessibilità e prospettive
Un segnale sul quale Furlan invita a riflettere riguarda le dimissioni dei più giovani. Nell’intervista riferisce che una quota tra il 10 e il 15% lascia il lavoro entro diciotto mesi dall’assunzione, nonostante un contratto a tempo indeterminato.
Un dato richiamato dal segretario generale Uilca per evidenziare una questione che non può essere liquidata come una scelta individuale: se una parte dei nuovi assunti cerca altrove il proprio futuro, occorre capire che cosa non trova nel settore.
Secondo Furlan tra le richieste dei giovani emergono soprattutto flessibilità, conciliazione dei tempi di vita e lavoro, smart working e possibilità di crescita professionale.
La stabilità rimane un valore, ma da sola non risponde a tutte le aspettative. Serve anche poter immaginare un percorso, riconoscersi nel proprio lavoro e avere spazio per la vita fuori dall’ufficio. La contrattazione nazionale e aziendale è chiamata a dare risposte anche a queste esigenze.
Intelligenza artificiale: al servizio del lavoro, non al posto delle persone
L’intelligenza artificiale avrà un impatto crescente sul settore bancario. Per Furlan la sfida consiste nell’orientarne l’utilizzo verso il miglioramento del lavoro, evitando che diventi uno strumento di sostituzione o di emarginazione delle persone.
L’innovazione deve aiutare a lavorare meglio e sostenere la produttività, senza disperdere il valore delle competenze e delle relazioni.
È proprio il rapporto di fiducia con la clientela a rappresentare un elemento centrale della sua riflessione: una dimensione che la tecnologia non può sostituire e che si lega alla presenza delle banche nei territori. Da quella presenza nascono conoscenza, vicinanza e capacità di accompagnare i bisogni delle comunità.
Un sindacato che contratta e partecipa alle scelte
Nella visione espressa da Furlan, la Uilca è chiamata a essere vicina alle persone e a coltivare relazioni sindacali lungimiranti e costruttive. Un impegno che si inserisce nel percorso della Uil: non soltanto soggetto negoziale, ma soggetto sociale capace di intervenire nelle scelte che riguardano il futuro del Paese.
Solidarietà, giustizia sociale, attenzione alle fragilità, riforma del fisco e delle pensioni fanno parte di questo orizzonte.
Il punto di incontro tra questi temi è la responsabilità di non lasciare le persone sole davanti al cambiamento. Nei contratti, nelle trasformazioni tecnologiche, nelle aggregazioni bancarie, la domanda resta concreta: quali benefici arrivano a chi lavora e alla collettività?
È da qui che passa un’idea di sviluppo capace di tenere insieme risultati economici, dignità del lavoro e benessere condiviso.