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Rassegna UILCA Lombardia – 30 ottobre 2026
MPS dopo il voto, educazione finanziaria e fisco: il lavoro al centro delle scelte
Le decisioni degli azionisti hanno i loro tempi. La responsabilità verso chi lavora, invece, non si interrompe tra un passaggio societario e l’altro. La rassegna di oggi parte dalla bocciatura del piano Lovaglio e dalla posizione UILCA: il voto modifica le prospettive del Monte, ma non definisce ancora gli assetti futuri né le conseguenze per le persone. Per questo servono presenza sindacale, informazioni attendibili e un confronto sulle garanzie. La stessa responsabilità verso le persone e la comunità lega gli altri temi: un’educazione finanziaria che renda più consapevoli senza lasciare ciascuno solo davanti ai rischi, e un fisco da valutare per il suo peso sui redditi e per la capacità di sostenere servizi, ridurre le distanze e dare forza alla solidarietà. Dalle trasformazioni industriali alle decisioni individuali, il punto resta costruire condizioni che permettano di affrontare il futuro con maggiore consapevolezza e sicurezza.
Banche: MPS, bocciato il piano Lovaglio. UILCA: «Il nostro lavoro continua»
L’assemblea MPS ha respinto le principali operazioni proposte dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio per contrastare l’offerta di Intesa Sanpaolo. Nel resoconto di Luca Davi, il no all’offerta su Banco BPM raggiunge il 91,1% dei voti espressi, quello all’operazione su Banca Generali il 90,9%. La fusione con Mediobanca viene bocciata con il 63,65%. All’assemblea era rappresentato circa il 65,9% del capitale sociale. Il risultato smonta l’architettura difensiva predisposta dal vertice del Monte e favorisce il percorso dell’OPAS di Intesa. Non equivale però al perfezionamento dell’acquisizione: restano da considerare le condizioni effettive dell’offerta, le decisioni dell’Antitrust e le adesioni degli azionisti. Lo stesso Lovaglio sostiene che «la partita è aperta» e rivendica il maggiore valore riconosciuto ai soci dopo il rilancio di Intesa.
Nell’analisi di Alessandro Graziani la scelta degli azionisti risponde soprattutto alla volontà di evitare il ritiro dell’offerta Intesa, subordinata alla bocciatura delle proposte difensive. L’autore ritiene probabile che al voto contrario seguano numerose adesioni, ma distingue i due momenti: il capitale che ha respinto il piano Lovaglio non si trasforma automaticamente in azioni conferite all’OPAS. Anche gli impegni formalmente assunti vanno distinti dalle dichiarazioni favorevoli e dalle ipotesi sulle scelte future degli investitori. Marigia Mangano allarga lo sguardo agli altri dossier: Banco BPM e Banca Generali tornano al centro delle possibili combinazioni, mentre l’eventuale ingresso di Intesa al vertice della catena MPS-Mediobanca inciderebbe sugli equilibri azionari di Generali. Durante l’assemblea, le Organizzazioni Sindacali hanno manifestato a Siena per richiamare l’attenzione sull’occupazione, sull’indotto e sul rapporto tra banca e territorio. Il messaggio è che le conseguenze economiche e sociali delle operazioni non possono essere considerate effetti accessori delle scelte finanziarie.
La posizione UILCA: il sindacato prende atto dell’esito e conferma la continuità del proprio impegno, mantenendo autonomia di giudizio. La contrarietà alla frammentazione del Gruppo nasce dal valore industriale e professionale costruito dalle persone durante il risanamento. Riguarda l’intera presenza nazionale: rete commerciale, Poli decentrati, Funzioni Centrali e Direzione Generale a Siena, per la quale vengono richieste effettive responsabilità di governo e capacità decisionale. Il contributo di Carlo Magni, «UILCA MPS: il nostro lavoro continua», insiste sul metodo: affrontare ciascuna fase sulla base degli elementi disponibili, distinguendo le decisioni assunte dalle possibilità ancora aperte. La presenza sindacale non dipende dall’esito delle votazioni e accompagna il percorso fino alla sua eventuale conclusione.
Per le garanzie da costruire e la contrattazione che prosegue, UILCA chiede un confronto tempestivo prima dell’attuazione delle scelte organizzative. Le garanzie devono precisare consistenza e distribuzione degli organici, sedi, contenuto dei ruoli, condizioni economiche e professionali, mobilità, formazione, carichi di lavoro e nuove assunzioni. Gli eventuali percorsi di uscita dovranno essere negoziati nel rispetto della volontarietà; a chi resta devono essere assicurate condizioni sostenibili e opportunità di crescita. Nel frattempo, la contrattazione quotidiana continua: premio aziendale, assunzioni, welfare, sicurezza e qualità del lavoro mantengono il proprio posto nel confronto con l’azienda. È una distinzione importante: le vicende societarie seguono tempi specifici, ma le esigenze delle colleghe e dei colleghi restano presenti ogni giorno. Il contributo dato al risanamento deve trovare riconoscimento nelle prospettive professionali, qualunque assetto prenderà forma, anche negli sviluppi riguardanti Mediobanca.
Assicurazioni: Educazione finanziaria, soltanto quattro italiani su dieci raggiungono la sufficienza
Il livello medio delle competenze finanziarie e assicurative resta sotto la sufficienza. Leonardo Ventura presenta i risultati dell’Edufin Index 2026, realizzato dalla Fondazione Alleanza con la collaborazione di SDA Bocconi: il punteggio medio è di 56 su 100, contro una soglia di sufficienza fissata a 60. Il 39% raggiunge o supera quella soglia, il 51% si colloca nella fascia intermedia e il 10% nell’area definita dall’Osservatorio come analfabetismo finanziario. Il quadro risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2025. La ricerca distingue ciò che le persone sanno e la valutazione delle proprie conoscenze, con un indice di 54, dai comportamenti effettivi, che raggiungono 58. Il tema non è quindi soltanto aumentare le informazioni disponibili, ma renderle utilizzabili nelle decisioni quotidiane.
L’edizione distingue tra chi, negli ultimi ventiquattro mesi, è stato in grado di risparmiare e investire in strumenti finanziari e chi non lo ha fatto. Il primo gruppo, pari al 73% nella classificazione riportata, raggiunge mediamente 60 punti; il secondo si ferma a 46. L’associazione tra partecipazione e competenze non dimostra però, da sola, che investire produca automaticamente maggiore preparazione o che la mancata partecipazione dipenda soltanto dalle conoscenze. Permangono anche divari di genere e generazionali: 58 punti tra gli uomini e 54 tra le donne; 57 tra i 45-64enni e 52 tra i 18-24enni. Entrambe le distanze risultano leggermente inferiori a quelle dell’anno precedente. Giancarlo Fancel presenta l’educazione finanziaria come una risorsa collettiva per la capacità di pianificare e affrontare gli imprevisti. Marco Oddone sottolinea invece la necessità di portarla nei territori, nelle scuole e nella vita quotidiana, valorizzando il ruolo dei consulenti nel passaggio dalla conoscenza a scelte consapevoli.
La posizione UILCA: l’educazione finanziaria deve ampliare l’autonomia delle persone, non diventare un modo per attribuire al singolo ogni responsabilità di protezione. Comprendere uno strumento non significa necessariamente disporre delle risorse per utilizzarlo: redditi, continuità del lavoro e accesso ai servizi restano elementi decisivi. Per il personale bancario e assicurativo una consulenza di qualità richiede formazione, tempo e condizioni organizzative adeguate. Gli obiettivi commerciali devono essere coerenti con i bisogni della clientela, soprattutto quando si affrontano scelte previdenziali o coperture di lungo periodo. La chiarezza dei prodotti e delle informazioni deve accompagnare, non essere sostituita, dall’alfabetizzazione finanziaria.
Riscossione: Boeri critica la tassazione agevolata degli incrementi: equità e complessità al centro
Nell’articolo «La fake tax in manovra», Tito Boeri contesta l’impostazione delle agevolazioni applicate soltanto agli incrementi di reddito. La manovra estenderebbe questo meccanismo agli aumenti salariali degli under 35, affiancandolo al trattamento previsto per determinati rinnovi contrattuali. Le aliquote ridotte richiamate sono il 5% per gli incrementi contrattuali e l’1% per quelli dei giovani interessati. Il giudizio di Boeri è critico, ma va distinto dalla descrizione di una disciplina definitivamente chiarita. Lo stesso intervento solleva interrogativi sulla durata dei benefici e sulle modalità applicative. La critica principale riguarda l’equità orizzontale: a parità di reddito complessivo, due persone potrebbero pagare imposte differenti perché diversa è la variazione rispetto dell’anno precedente. Per Boeri il sistema finirebbe così per favorire chi registra un incremento rispetto a chi mantiene o perde reddito.
L’autore sostiene inoltre che la misura aumenti la complessità e possa influenzare la distribuzione temporale degli aumenti salariali. Anche la valutazione di possibile incostituzionalità è una tesi dell’autore, non una pronuncia giudiziaria. Boeri collega la critica al drenaggio fiscale: un’agevolazione limitata ad alcuni incrementi non elimina l’effetto dell’inflazione su un’imposta progressiva non indicizzata. Nell’articolo richiama una stima di circa 10 miliardi residui, ottenuta sottraendo al gettito da fiscal drag considerato il costo attribuito all’estensione dello scaglione IRPEF. L’intervento contesta anche l’ampliamento del regime forfettario fino a 100mila euro di ricavi e compensi, ritenendo che accentui le differenze tra lavoro autonomo e dipendente.
La posizione UILCA: il beneficio fiscale deve essere valutato per ciò che lascia effettivamente alle persone e per le differenze che introduce tra situazioni comparabili. Per le lavoratrici e i lavoratori contano sia il recupero del potere d’acquisto sia la stabilità delle regole, senza che il riconoscimento contrattuale venga subordinato all’attesa di agevolazioni temporanee. Il confronto deve quindi distinguere il ruolo della contrattazione da quello del fisco. Gli aumenti riconoscono lavoro, professionalità e produttività; le scelte fiscali devono essere trasparenti, coerenti con la capacità contributiva e comprensibili nei loro effetti complessivi. Anche la fase applicativa richiede attenzione. Per chi gestisce adempimenti, assistenza e riscossione, nuovi regimi e requisiti devono essere accompagnati da istruzioni tempestive, strumenti aggiornati e formazione. La semplificazione si misura anche nella possibilità di applicare correttamente le norme, senza trasferire le incertezze su chi lavora e sui contribuenti.

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