Rassegna stampa Uilca Lombardia
Un gruppo più grande non erogerà automaticamente un servizio migliore. Un fondo previdenziale non basta, da solo, a garantire una vecchiaia serena. Uno sconto fiscale sulla casa acquista valore sociale se contribuisce a rendere l’affitto sostenibile. La rassegna di oggi tiene insieme questi passaggi, guardando a ciò che le scelte finanziarie e politiche possono costruire per le persone e per le comunità.
Dopo il voto MPS il progetto Intesa entra nella fase delle autorizzazioni e della definizione dell’offerta, mentre Banco BPM resta al centro delle possibili aggregazioni. Nelle assicurazioni il confronto sulla previdenza dei giovani si affianca a una lettura del welfare come investimento e lavoro, non soltanto come spesa. Sul fronte economico e fiscale le previsioni sulle insolvenze e le nuove agevolazioni per gli affitti richiamano la stessa esigenza: distinguere i segnali favorevoli dalle garanzie effettive.
La responsabilità verso chi lavora richiede questo sguardo. Significa chiedere progetti industriali credibili, occupazione di qualità, servizi accessibili e una distribuzione dei benefici capace di ridurre le distanze. La solidità delle aziende e dei conti pubblici deve trovare un riscontro nella possibilità di vivere, lavorare e progettare il futuro con maggiore sicurezza.
Banche: Intesa dopo il voto MPS, ora contano autorizzazioni e perimetro industriale
La bocciatura del piano Lovaglio ha rimosso un importante ostacolo al progetto di Intesa Sanpaolo, ma il percorso verso l’acquisizione di MPS non è concluso. Stefano Righi, nell’articolo «Partita finale. Messina avanza, la coabitazione nelle Generali», descrive una fase nella quale il consenso dei principali azionisti del Monte deve tradursi nell’avvio dell’offerta e nel completamento dei passaggi regolamentari.
Il corrispettivo indicato resta di 1,6 azioni Intesa e 1,25 euro in contanti per ogni titolo MPS conferito. L’autore attribuisce al confronto con Lovaglio il merito di avere favorito il rilancio della componente monetaria, ma considera decisiva la scelta di Delfin, Caltagirone e Benetton a favore dell’operazione Intesa. Il voto assembleare ha chiarito gli orientamenti, senza equivalere automaticamente all’adesione all’offerta.
Dopo il via libera della BCE del 27 ottobre, l’attenzione si concentra sulla Consob, chiamata ad autorizzare la pubblicazione del prospetto, e sull’Antitrust, che deve valutare gli effetti sulla concorrenza. L’offerta potrebbe partire nella seconda metà di novembre anche prima del pronunciamento definitivo dell’Autorità, mentre la conclusione avverrebbe successivamente.
L’esame riguarda l’accesso al credito e gli intrecci assicurativi, in particolare nel Vita. L’articolo riferisce che Intesa intende cedere la partecipazione diretta già detenuta in Generali, mantenendo quella acquisita attraverso Mediobanca, indicata nel 13,35%. Questa impostazione distingue la quota prospettata a regime dalla somma delle partecipazioni prima delle eventuali dismissioni.
Righi ipotizza, al termine dell’assestamento, un gruppo da circa 160 miliardi di capitalizzazione, sulla base dei valori di mercato considerati.
Banco BPM: solidità autonoma e possibili combinazioni
Nicola Saldutti, nell’articolo «Il Banco BPM può ancora ballare da solo?», parte dalla posizione patrimoniale dell’istituto. Il CET1 ratio riportato è del 14,02%, elevabile al 14,40% includendo l’utile non destinato agli azionisti. L’autore richiama il percorso di rafforzamento della banca e il suo radicamento nelle aree produttive del Nord.
La presenza di Crédit Agricole, indicata al 29,6%, alimenta le ipotesi di integrazione con le attività italiane del gruppo francese. Restano sullo sfondo un eventuale nuovo interesse di UniCredit e altre combinazioni. Il criterio conclusivo proposto da Saldutti riguarda la convenienza e la facilità di accesso ai servizi per famiglie e imprese.
Trimestrali: attese sui risultati, non utili già conseguiti
Gian Maria De Francesco presenta anche il calendario dei risultati bancari: Intesa il 3 novembre, Banco BPM, BPER e Credem il 5, UniCredit il 9. Le cifre richiamate sono stime degli analisti: Equita prevede per Intesa circa 2,49 miliardi di utile netto trimestrale; per Banco BPM le attese indicate si collocano intorno a 440-446 milioni; per BPER a 605 milioni. Il consensus riportato per UniCredit è di 2,78 miliardi.
La posizione UILCA: La dimensione dei gruppi e i risultati economici devono essere valutati insieme alla qualità del lavoro. Le operazioni richiedono chiarezza su organici, sedi, mobilità, ruoli e continuità delle attività, accompagnata da un confronto sindacale prima dell’attuazione delle scelte organizzative.
La crescita non può essere misurata soltanto attraverso capitalizzazione e redditività. Deve offrire riconoscimenti professionali, formazione e condizioni sostenibili, senza scaricare sul personale l’incertezza dei passaggi societari. Anche la presenza territoriale va considerata per ciò che consente alle comunità di accedere al credito, ricevere consulenza e mantenere un rapporto di fiducia con la banca.
La crescita non può essere misurata soltanto attraverso capitalizzazione e redditività. Deve offrire riconoscimenti professionali, formazione e condizioni sostenibili, senza scaricare sul personale l’incertezza dei passaggi societari. Anche la presenza territoriale va considerata per ciò che consente alle comunità di accedere al credito, ricevere consulenza e mantenere un rapporto di fiducia con la banca.
Assicurazioni: previdenza dei giovani, ANIA chiede scelta e concorrenza tra gestori
Giovanni Liverani collega la fragilità previdenziale futura a tre fattori: maggiore longevità, riduzione delle nascite e redditi insufficienti all’inizio della vita lavorativa. Nell’intervista «Demografia a rischio crac», il presidente ANIA sostiene la dote per i nuovi nati inserita nel disegno di legge di Bilancio, chiedendo però che la gestione sia aperta a più operatori.
Dal 2027 l’INPS aprirebbe una posizione per ogni nuovo nato, alimentata da 100 euro annui dello Stato fino ai diciotto anni e integrabile dai familiari. Alla maggiore età il capitale potrebbe essere destinato agli studi, all’avvio di un’attività oppure mantenuto per finalità previdenziali. La pensione sarebbe dunque una possibile destinazione, non l’unica. La misura resta parte del percorso parlamentare della manovra.
Liverani richiama un’adesione alla previdenza complementare pari al 38% dei lavoratori e chiede incentivi, informazione e libertà di scelta tra operatori. Collega inoltre la capacità di accumulare risparmio alla continuità del lavoro: salari bassi e carriere discontinue incidono sia sui contributi pubblici sia sulle possibilità di costruire una copertura aggiuntiva.
Liverani sottolinea anche la funzione del risparmio previdenziale come capitale di lungo periodo per infrastrutture, digitalizzazione e transizione energetica. A questa prospettiva affianca la richiesta di stabilità normativa e fiscale, contestando l’utilizzo del settore come fonte di entrate straordinarie di breve periodo.
La posizione UILCA: La possibilità di scegliere un gestore non risolve, da sola, le differenze tra chi può alimentare una posizione e chi non dispone di risorse sufficienti. L’accessibilità della previdenza integrativa dipende anche da retribuzioni, stabilità occupazionale e continuità contributiva.
Il confronto deve quindi riguardare costi, rischi, trasparenza e adeguatezza delle prestazioni, senza attribuire al singolo l’intero peso della sicurezza futura. Il ruolo della previdenza complementare va costruito insieme alla solidità del sistema pubblico, non in sua sostituzione.
Il confronto deve quindi riguardare costi, rischi, trasparenza e adeguatezza delle prestazioni, senza attribuire al singolo l’intero peso della sicurezza futura. Il ruolo della previdenza complementare va costruito insieme alla solidità del sistema pubblico, non in sua sostituzione.
Welfare, una filiera che produce servizi, occupazione e valore
Il welfare non è soltanto un costo da finanziare, ma un insieme di attività che genera lavoro e sostiene l’economia. È la prospettiva sviluppata da Achille Perego nell’articolo «Sviluppo, occupazione e assistenza. Il nuovo ruolo chiave del welfare», dedicato al Rapporto 2026 del Think Tank Welfare Italia, promosso da Unipol con TEHA Group.
Nel 2024, secondo lo studio, la filiera ha coinvolto oltre 458mila enti pubblici e privati, profit e non profit, impiegato 5,1 milioni di persone e generato circa 374 miliardi di valore della produzione.
La spesa pubblica per il welfare viene indicata in 692,8 miliardi nel 2025, con una previsione di circa 715 miliardi nel 2026. Il rapporto segnala una composizione fortemente orientata alla previdenza e livelli di spesa, in rapporto al PIL, inferiori alla media dell’Eurozona per sanità, istruzione e politiche sociali.
Le proiezioni ipotizzano che, proseguendo le dinamiche considerate, il costo possa superare mille miliardi nel 2037 e raggiungere circa 1.592 miliardi nel 2050. Non sono esiti inevitabili: dipendono dalle ipotesi economiche, demografiche e di spesa utilizzate. Il rapporto propone interventi su non autosufficienza, assistenza domiciliare, prevenzione, competenze e autonomia delle nuove generazioni.
La posizione UILCA: Leggere il welfare anche come lavoro significa occuparsi di chi rende possibili le prestazioni. Ampliare l’assistenza richiede professionalità riconosciute, formazione, organizzazione e condizioni occupazionali adeguate.
La sostenibilità non può ridursi al contenimento delle uscite. Servizi accessibili, prevenzione e partecipazione al lavoro rafforzano la coesione e la capacità economica del Paese. Giovani e anziani non sono esigenze contrapposte: una comunità più solida costruisce opportunità per gli uni e sicurezza per gli altri.
La sostenibilità non può ridursi al contenimento delle uscite. Servizi accessibili, prevenzione e partecipazione al lavoro rafforzano la coesione e la capacità economica del Paese. Giovani e anziani non sono esigenze contrapposte: una comunità più solida costruisce opportunità per gli uni e sicurezza per gli altri.
Riscossione: Insolvenze, Italia più stabile ma restano rischi per imprese e lavoro
Il rapporto Allianz Trade presentato da Tancredi Cerne nell’articolo «Default, Italia in controtendenza» prevede per l’Italia una diminuzione delle insolvenze aziendali del 2% nel 2026, seguita da un aumento dell’1% nel 2027, verso circa 12mila casi. Il quadro globale resta meno favorevole, con incrementi attesi del 5% nel 2026 e dell’1% nel 2027.
Per l’Italia il testo segnala una riduzione dei casi nei principali settori nella prima parte del 2026 e attribuisce un ruolo di sostegno ai fondi europei, alla tenuta dell’attività e alle soluzioni di gestione delle difficoltà aziendali. Restano però pressioni legate ai costi finanziari, all’energia e alla crescita moderata.
Il report stima circa 2,7 milioni di posti direttamente a rischio nel biennio 2026-2027 a livello globale, di cui circa 1,6 milioni in Europa.
Anche il passaggio sull’intelligenza artificiale richiede cautela. L’analisi non individua ancora una correlazione sistematica con le insolvenze nel campione esaminato, ma segnala possibili differenze tra mercati e settori.
La posizione UILCA: I segnali di stabilizzazione devono accompagnarsi alla prevenzione delle crisi e alla salvaguardia del lavoro. Intervenire tempestivamente sulle difficoltà può consentire di preservare attività e competenze, evitando che il costo dell’aggiustamento ricada soltanto sui dipendenti.
Credito, strumenti di gestione della crisi e politiche industriali devono essere valutati anche per la capacità di sostenere progetti economicamente credibili e occupazione di qualità. Per chi lavora nella riscossione la complessità delle situazioni richiede preparazione e strumenti adeguati, insieme alla chiarezza delle procedure.
Credito, strumenti di gestione della crisi e politiche industriali devono essere valutati anche per la capacità di sostenere progetti economicamente credibili e occupazione di qualità. Per chi lavora nella riscossione la complessità delle situazioni richiede preparazione e strumenti adeguati, insieme alla chiarezza delle procedure.
Affitti: la cedolare ridotta può favorire il concordato. Il beneficio deve arrivare agli inquilini
La riduzione della cedolare al 5%, e all’1% quando l’inquilino ha meno di 36 anni alla firma, può modificare la convenienza dei nuovi contratti a canone concordato. Dario Aquaro e Cristiano Dell’Oste analizzano la misura contenuta nel disegno di legge di Bilancio attraverso simulazioni su abitazioni di 80 metri quadrati in dieci città. L’agevolazione descritta riguarda contratti stipulati nel 2027 e canoni riferiti al periodo fino al 2031, in attesa della disciplina definitiva.
Negli esempi riportati il minore prelievo può rendere il canone concordato più remunerativo del libero per il proprietario, pur mantenendo un affitto lordo inferiore per l’inquilino. I risultati cambiano però secondo città, caratteristiche dell’alloggio, fasce degli accordi locali e trattamento IMU: non dimostrano una convenienza generalizzata per ogni contratto.
Il confronto tra le posizioni delle organizzazioni mette a fuoco il nodo. Confedilizia vede nella riduzione fiscale una leva per ampliare l’offerta e contenere i canoni. Il Sunia chiede che il beneficio si accompagni alla revisione degli accordi locali, perché uno sgravio al proprietario non garantisce automaticamente un affitto più sostenibile.
La posizione UILCA: L’accesso alla casa incide sull’autonomia dei giovani, sulla possibilità di accettare un lavoro e sulla mobilità professionale. Per questo la valutazione della misura deve riguardare non soltanto il rendimento netto della proprietà, ma il rapporto tra affitto e reddito disponibile.
Gli incentivi possono contribuire ad ampliare l’offerta, ma devono essere verificati nei loro effetti e affiancati da politiche abitative e servizi. Una maggiore convenienza fiscale acquista significato collettivo quando rende concretamente più accessibile una casa, senza lasciare alle sole risorse familiari il compito di sostenere l’autonomia delle persone.
Gli incentivi possono contribuire ad ampliare l’offerta, ma devono essere verificati nei loro effetti e affiancati da politiche abitative e servizi. Una maggiore convenienza fiscale acquista significato collettivo quando rende concretamente più accessibile una casa, senza lasciare alle sole risorse familiari il compito di sostenere l’autonomia delle persone.