Rassegna stampa Uilca Lombardia
La giornata offre tre segnali legati tra loro. Nel credito, la sfida tra le banche digitali, raccontata dal Sole 24 Ore, riapre il tema del ruolo della filiale fisica. Il terzo Rapporto Uilca sulla desertificazione bancaria mostra quanto questo ruolo resti importante per cittadini e imprese.
Nelle assicurazioni, l’intelligenza artificiale viene descritta come la rivoluzione più veloce degli ultimi quarant’anni.
Nella riscossione, un nuovo studio stima in quasi 16 miliardi l’anno la base imponibile che lascia l’Italia attraverso le multinazionali e i patrimoni nascosti all’estero.
Il filo comune è la presenza. Serve una banca presente sui territori, un’innovazione governata insieme alle persone e uno Stato capace di far pagare tutti, anche chi sposta profitti e ricchezze oltre confine. Su questi tre fronti la Uilca continua a indicare la stessa priorità: mettere al centro le persone, dentro e fuori dalle aziende.
Banche — Neobanche all’attacco, ma la filiale resta un presidio
Sul Sole 24 Ore, Alessandro Graziani racconta la sfida lanciata dalla brasiliana Nubank a Revolut nel Regno Unito. Secondo Graziani, si apre così un vero “risiko” tra le banche digitali. È il segnale di una concorrenza sempre più forte sui servizi via app, che spinge anche le banche tradizionali a ripensare il proprio modello. Ieri su Repubblica Affari&Finanza, Maurice Lisi di Bper osservava che “avere una rete fisica è un patrimonio quando la presenza si traduce in relazione, competenza, conoscenza del territorio e capacità di risposta”.
La posizione Uilca. Il terzo Rapporto Uilca sulla desertificazione bancaria, “L’impatto della desertificazione bancaria sugli italiani 2025”, conferma che il digitale non può sostituire la filiale. L’indagine è stata realizzata da Lab21 su un campione di 3.300 persone.
Tra il 2020 e il 2025 gli sportelli sono scesi da 23.480 a 19.140, con un calo del 18,5% e una media di 72 chiusure al mese. Nello stesso periodo i comuni serviti da almeno una banca sono passati da 5.102 a 4.468. Oggi 4.856.257 cittadini vivono in un comune senza sportello.
Nove persone su dieci si dicono insoddisfatte della chiusura o della riduzione delle filiali. Per otto su dieci, la vicinanza di una filiale influisce sulla propensione a investire, come ha ricordato la Uilca in un approfondimento pubblicato il 25 settembre sul ruolo della filiale bancaria.
Il rapporto misura anche gli effetti sociali. Per sette persone su dieci, la presenza di una filiale incide sulla scelta di vivere o meno in un territorio. Otto su dieci collegano la desertificazione alla marginalizzazione dei territori e al rischio di usura. Nove su dieci ritengono che l’assenza del bancario renda più difficile difendersi da truffe informatiche e phishing.
È proprio il punto che la corsa al digitale rischia di trascurare. Come ha detto il segretario generale Fulvio Furlan presentando il rapporto: “Dietro ogni sportello chiuso c’è un anziano che non sa più come prelevare la pensione, un piccolo imprenditore costretto a percorrere chilometri per gestire le proprie finanze, una famiglia che perde un presidio di fiducia”.
Per la Uilca, in ogni Regione deve nascere un Osservatorio con istituzioni, sindacati, ABI e banche. L’obiettivo è intervenire prima delle chiusure che lascerebbero un territorio senza sportello. La richiesta riguarda direttamente anche la Lombardia, dove il risiko coinvolge alcuni dei principali gruppi con una rete forte nella regione. Innovare è necessario, ma la banca “deve recuperare e rafforzare il proprio ruolo sociale, mettendo al centro le persone”.
Assicurazioni — L’IA corre veloce: governarla con le persone
Su Repubblica, Carlotta Scozzari descrive l’intelligenza artificiale come la rivoluzione più veloce degli ultimi quarant’anni. Anche le compagnie assicurative ne sono coinvolte. Nel dossier di ieri di Affari&Finanza firmato dalla stessa giornalista, Generali indica 325 milioni di investimenti in IA, dati e automazione nel piano al 2027. Il gruppo dichiara 100 algoritmi proprietari già attivi nei processi e 20 milioni di documenti sui sinistri completamente automatizzati. Il country general manager Gianluca Perin assicura che l’obiettivo è “conservare e potenziare le competenze delle nostre persone e mantenere il controllo del processo e degli output”.
La posizione Uilca. Più la trasformazione è veloce, più diventa importante governarla con regole chiare. Per la Uilca, il riferimento è la Dichiarazione Congiunta sulla digitalizzazione e sull’intelligenza artificiale firmata dal Comitato Aziendale Europeo e dal management del Gruppo Generali. Il testo è coerente con l’AI Act europeo e stabilisce che i progetti di innovazione “non devono tradursi in sostituzione di posti di lavoro, ma in riqualificazione dei lavoratori e delle lavoratrici”. Ribadisce anche il principio della supervisione umana.
La Dichiarazione affronta anche un tema spesso trascurato: la salute di chi lavora con questi strumenti. Chiede di prevenire i rischi legati al “sovraccarico cognitivo e alla riduzione delle interazioni sociali” causati da un uso intensivo dell’IA. Raccomanda inoltre “un dialogo costante tra le aziende e le rappresentanze dei lavoratori a livello locale” su formazione, sicurezza, protezione dei dati e privacy.
L’automazione di milioni di documenti deve quindi liberare tempo per attività di maggiore valore. Non deve diventare una leva per ridurre il personale o aumentare i carichi di lavoro. Per la Uilca, questi principi devono essere applicati in ogni compagnia e verificati nel confronto sindacale, prima che i nuovi strumenti cambino l’organizzazione del lavoro.
Riscossione — Quasi 16 miliardi l’anno sfuggono al fisco italiano
Su Italia Oggi, Matteo Rizzi riporta le stime del nuovo tracker del Tax Justice Network sui flussi finanziari illeciti. Ogni anno quasi 16 miliardi di euro (per la precisione 15,83) lasciano l’Italia attraverso il trasferimento degli utili delle multinazionali e l’occultamento all’estero dei patrimoni finanziari. Le prime destinazioni sono Regno Unito, Irlanda e Singapore, seguite da Svizzera e Paesi Bassi. Gran parte di questi flussi resta dentro l’Europa.
Sul Corriere della Sera, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo propone a Enrico Marro una flat tax al 5% per i giovani e l’estensione a 60mila euro dello scaglione Irpef del 33% per il ceto medio.
La posizione Uilca. Mentre si discute di nuovi tagli e aliquote agevolate, lo studio mostra quanto gettito il Paese perde ogni anno. Sono risorse che potrebbero sostenere il ceto medio, i giovani e i servizi pubblici senza aumentare le tasse a nessuno. Per la Uilca, la riduzione del carico fiscale su lavoratori e pensionati è necessaria. Va però finanziata recuperando ciò che sfugge al fisco, non con nuovi condoni o con regimi separati che rendono il sistema ancora più diseguale.
Contrastare elusione ed evasione richiede strutture pubbliche forti, con personale qualificato, banche dati integrate, collaborazione internazionale e una riscossione efficace. Le lavoratrici e i lavoratori di Agenzia delle Entrate-Riscossione garantiscono ogni giorno questo servizio, spesso in condizioni difficili e sotto un’esposizione pubblica ingiusta. Per la Uilca, investire su di loro con organici, formazione e tecnologia significa investire nell’equità fiscale del Paese. Un fisco più giusto non nasce solo dalla riduzione delle aliquote, ma dalla capacità di far pagare il dovuto a tutti, dalle multinazionali ai grandi patrimoni.