come siamo arrivati fin qui?

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obank nasce dall’acquisizione di Unicredito Gestione Crediti da parte del fondo d’investimento americano Fortress già proprietario in Italia di Italfondiario società che nel 2006 aveva incorporato Intesa Gestione Crediti e pertanto sotto un unico proprietario finiscono i crediti deteriorati ed i lavoratori dedicati delle due banche più grandi d’Italia.

Immediatamente viene costituito il gruppo bancario ed aperta una prima procedura di riorganizzazione che ha come obiettivo lo scorporo delle attività “no core” e pertanto la proprietà costituisce doSolutions dove confluiscono i lavoratori che si occupano di attività amministrativo\contabili e già qui si rilevano i primi segnali di disaccordo fra parti sociali e management: la fase contrattuale di riorganizzazione (art. 17,20 e 21 CCNL) si chiude senza accordo perché il gruppo non è disponibile a riconoscere garanzie occupazionali ai lavoratori coinvolti nella cessione di ramo d’ azienda.

Successivamente la proprietà americana decide che il gruppo debba ottenere la quotazione in Borsa Italiana e pertanto incarica l’AD dell’operazione che avviene alla fine dello scorso anno. Conseguentemente il gruppo presenta agli investitori il piano industriale che viene presentato alle parti sociali in diverse fasi, la fase uno prevede oltre all’avvenuta quotazione un graduale debenking che consentirà una maggiore flessibilità nell’acquisizione di nuove masse di crediti e di aziende del comparto anche al di fuori del territorio nazionale, per tale ragione è stata costituita doHellas con l’acquisizione di una banca greca ed è stata acquisita Altamira, società iberica di gestione crediti in Spagna e Portogallo.

A questo punto il gruppo avvia la fase due del piano industriale e dopo aver chiuso un bilancio 2018 con un utile di oltre 52 milioni di euro (distribuiti agli azionisti in ragione del 70%) dichiara 160 esuberi e di voler razionalizzare la rete di filiali chiudendone per ora 7.

Dopo mesi di tentativi passati a stabilire corrette ed efficaci relazioni industriali nel Gruppo doBank, il sindacato impegnato in trattativa con il coinvolgimento delle segreterie nazionali, per l’ennesima volta è costretto a dichiarare l’indisponibilità nel trovare un accordo poiché l’atteggiamento dispotico e arrogante dell’azienda ha impedito garanzie certe ai lavoratori in merito a occupazione, mobilità e contratto collettivo nazionale applicato.

Le assemblee dei lavoratori tenute sul territorio nazionale conferiscono mandato alle RSA convolte nella trattativa di indire lo stato d’agitazione e successivamente all’ulteriore e previsto tentativo di conciliazione tenutosi in ABI viene proclamato lo sciopero  per il 28 di giugno.

I motivi dello sciopero vanno ricercati nella volontà dell’azienda di gestire questa ulteriore fase del Piano Industriale con un approccio unilaterale e non concordato sia per quanto riguarda i 160 esuberi dichiarati, sia per quanto riguarda la stabilizzazione dei lavoratori precari che sulla piazza di Milano vedrà la perdita di un posto di lavoro per circa 20 giovani, sia per quanto riguarda la chiusura e le ricadute sui lavoratori, dei Poli periferici. In considerazione dei cambiamenti che continuano ad investire il Gruppo – di cui l’ultimo in ordine di tempo è la revoca della licenza bancaria – sono mancate la volontà e le premesse per avviare un serio confronto che avesse al centro i risultati dell’azienda assieme alla tutela dei diritti e delle professionalità dei lavoratori.

C’è bisogno di dare una “scossa” a questa azienda che infrange regole e contratto, che mette a rischio i livelli occupazionali, che pensa solo agli utili per gli azionisti e ai lauti compensi da distribuire all’Amministratore Delegato e al Management. Il settore del credito ha una tradizione ben diversa di relazioni industriali e di comportamenti da quelli messi in atto da doBank e per questo chiediamo la massima attenzione dell’intero settore, anche in relazione alla recentissima rinuncia alla licenza bancaria, che rappresenta un pericoloso e grave precedente per l’intero comparto. DoBank, che punta ad essere un player importante sul mercato dei crediti deteriorati, intanto arriva all’ultimo posto per considerazione dei lavoratori che sono e restano il motore di questa azienda. La gestione degli NPL come e soprattutto quello degli incagli, se non condotto all’interno dell’area creditizia, con regole certe e socialmente sostenibili, rappresenterà a breve, per cittadini e imprese, il vero problema del Paese.

Le società di recupero devono rimanere, finché possibile, a sostegno della parte produttiva e sana dell’imprenditoria e non accelerarne o addirittura determinarne il fallimento!

Il comportamento di doBank che ha abbandonato la licenza bancaria, rifiuta il confronto con il sindacato e tenta continuamente di instaurare un clima di terrore tra i dipendenti, calpestandone dignità e diritti, la dice lunga sulla mentalità spregiudicata dei suoi vertici.

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