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Claudia Dabbene – Segretaria generale Uilca Lombardia: il tempo è il bene più prezioso che abbiamo.

 

“Ciò che conta non sono gli anni della tua vita, ma la vita che metti in quegli anni.”

Questa frase molto bella di Abraham Lincoln, è stata scelta da Claudia Dabbene, Segretaria Generale Uilca Lombardia, ospite della trasmissione  “Benessere Lavoro Sì, Subito!” dedicata al tempo, un programma ideato da Uilca Lombardia e condotto da Max Viggiani, per definire il suo pensiero relativamente al tema trattato, in quanto incarna lo scopo che tutte le persone hanno e in pochi raggiungono; è una ricerca per tutti, ma pochi riescono ad arrivare a interiorizzarla davvero.

Il tempo non è una semplice variabile economica o una sequenza di minuti da monetizzare, ma un fondamentale strumento di emancipazione e dignità del lavoratore. Questa è la riflessione espressa da Claudia Dabbene durante il suo intervento alla trasmissione Benessere Lavoro.

Claudia Dabbene ha tracciato con chiarezza la linea di demarcazione tra la logica del profitto aziendale e il valore umano tutelato dal sindacato, analizzando come la gestione del tempo impatti direttamente sulla qualità della vita delle persone, per questo motivo il tempo è al centro di tutti i dibattiti e i negoziati.

L’intento è mettere al centro le necessità delle persone nei luoghi di lavoro, ma di ricordarci che il luogo di lavoro è uno spazio per ognuno di noi, non è la nostra vita e concretamente quello che noi possiamo fare è contrattare tempo per una migliore qualità della vita.

Nel contesto lavorativo odierno si consuma uno scontro culturale profondo sulla definizione e sull’utilizzo della risorsa tempo. Claudia Dabbene evidenzia come esista una netta asimmetria tra la visione delle imprese e quella delle organizzazioni sindacali: per le aziende l’utilizzo del tempo come unità di misura è agente di profitto, per il sindacato è strumento valoriale e anche di dignità del lavoratore.

Il dibattito sull’innovazione tecnologica promette spesso una drastica riduzione della fatica e un conseguente guadagno di tempo libero per le persone. Claudia Dabbene contesta questa narrazione, definendola una “promessa bugiarda”. Se così non fosse, spiega la Segretaria, non si spiegherebbero le attuali e pesantissime pressioni commerciali, l’esasperazione della vendita e i carichi di lavoro pro-capite che continuano a gravare sui dipendenti del settore. Il rischio concreto della digitalizzazione non governata è la cancellazione dei posti di lavoro piuttosto che la liberazione del tempo umano. Per contrastare questa deriva, Uilca Lombardia pone la contrattazione degli algoritmi e dei limiti tecnologici come priorità assoluta.

La rivendicazione sindacale moderna mette al centro le necessità esistenziali del lavoratore, rivedendo i confini tra l’attività professionale e la sfera privata.

“Si chiede tempo per la cura, tempo per la formazione. E sono tutti argomenti squisitamente sindacali, quindi il tempo è al centro di tutti i dibattiti e i negoziati”.

L’esempio più evidente di questa centralità è rappresentato dai requisiti di pensionamento, calcolati proprio sulla base degli anni trascorsi all’interno del mercato del lavoro. Claudia Dabbene denuncia come, nonostante i ripetuti dibattiti e le promesse della politica di modificare l’orizzonte previdenziale per ridurre l’età pensionabile, la realtà degli scenari economici veda uno sistematico rinvio degli investimenti necessari. Questo meccanismo non fa altro che prolungare la permanenza forzata dei lavoratori anziani, sottraendo di fatto tempo e opportunità occupazionali alle nuove generazioni.

La lotta per la riduzione e la rimodulazione del tempo lavorativo complessivo diventa così la chiave per un ricambio generazionale equo e per la tutela della salute fisica e psicologica.

 

 

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