Il 27 gennaio è la Giornata della Memoria, istituita per commemorare le vittime della Shoah. Un momento fondamentale per riflettere non solo su ciò che è stato, ma anche su ciò che rischia di riaccadere se l’indifferenza e l’odio trovano spazio nella nostra società.
A parlarne ai microfoni di RTL 102.5, è stato il professor Gadi Luzzatto Voghera, storico e direttore della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) di Milano.
Un libro per comprendere l’estremo limite della condizione umana
L’intervista parte da un’opera importante: “Al confine tra la vita e la morte”, studio fondamentale per comprendere l’orrore dei campi di sterminio. Il libro analizza il fenomeno dei cosiddetti “musulmani”, un termine usato dai prigionieri dei lager per indicare coloro che erano arrivati a uno stato di prostrazione tale da sembrare in preghiera o coperti con stracci simili a turbanti. “Non ha nulla a che vedere con l’Islam”, chiarisce subito Luzzatto, “è una definizione cruda, nata all’interno dei campi per descrivere chi era giunto al limite assoluto della sopravvivenza”.
Si tratta di un lavoro epidemiologico realizzato da due medici polacchi, uno dei quali sopravvissuto ai campi, che hanno raccolto le testimonianze di oltre cento ex deportati. È grazie al contributo di UILCA Lombardia, che il testo, già pubblicato in polacco e in tedesco negli anni Ottanta, è oggi disponibile in italiano grazie all’intervento della casa editrice Quodlibet e della stessa Fondazione CDEC.
Una Memoria che si trasforma, ma che non deve svanire
Con la scomparsa degli ultimi sopravvissuti, la Giornata della Memoria – secondo il professor Luzzatto – sta “cambiando pelle”. Non ci sono più testimoni diretti, ma le loro parole restano, custodite in archivi come quello della Shoah Foundation, che raccoglie più di 430 testimonianze italiane. “Quelle testimonianze devono diventare per noi archivi vivi”, afferma, “fonti da studiare e da cui trarre insegnamenti profondi”.
L’allarme antisemitismo e odio online
Luzzatto lancia anche un monito: “Sì, c’è da preoccuparsi”. L’antisemitismo, in Italia, è in crescita. “Il Parlamento sta iniziando a occuparsene, ma il fenomeno è in continua espansione – e la novità è che non si tratta più solo di parole: ci sono sempre più episodi di natura fisica”.
Accanto a questi, prosegue il linguaggio d’odio sul web, che non colpisce solo gli ebrei, ma anche altre categorie. “È un attacco alla nostra convivenza democratica”, avverte, annunciando anche che tra pochi giorni sarà pubblicato il nuovo rapporto dell’osservatorio italiano sull’antisemitismo relativo al 2025.
Un impegno civile, non solo un ricordo
Il 27 gennaio è quindi una data che va oltre la commemorazione: è un invito alla responsabilità collettiva. Come ricorda Luzzatto, è nostro dovere “non solo ricordare, ma comprendere e trasmettere”. Perché la Memoria non è solo un fatto del passato: è la base su cui costruire una società capace di riconoscere l’umanità, anche nei momenti più bui.
