Nella trasmissione “Benessere Lavoro Sì, Subito!” condotta da Max Viggiani, si è acceso il dibattito su uno dei temi più urgenti del mondo del lavoro: lo stress correlato, le pressioni commerciali e il ruolo delle banche nei territori
In un’Italia che cambia rapidamente, dove il lavoro è sempre più digitalizzato e competitivo, il concetto di benessere lavorativo è diventato centrale. Ma troppo spesso, resta solo uno slogan. Lo ha ricordato con forza Fulvio Furlan, Segretario Generale di UILCA, nella puntata di settembre di “Benessere Lavoro Sì, Subito!”, trasmissione condotta da Max Viggiani su One TV, che ha visto protagonisti anche Claudia Dabbene, Segretaria Organizzativa UILCA Lombardia, e il Dott. Pietro Antonio Patanè, Presidente dell’Associazione Nazionale Medici d’Azienda e Competenti.
“Il benessere è un tema centrale per la nostra azione sindacale,” ha dichiarato Furlan. “Non riguarda solo l’aspetto professionale, ma anche quello umano, sociale e familiare. È strettamente legato alla salute dei lavoratori e delle lavoratrici, ed è parte integrante della nostra visione confederale con la campagna ‘Zero morti sul lavoro’”.
Le pressioni commerciali: una nuova forma di stress sistemico
Uno dei temi più discussi è stato quello delle pressioni commerciali nelle banche e nelle assicurazioni. Secondo Claudia Dabbene, queste pressioni rappresentano una delle forme più gravi di disagio lavorativo oggi esistenti.
“Quando si chiede ripetutamente di vendere un determinato prodotto, indipendentemente dal reale bisogno del cliente, siamo di fronte a un comportamento vessatorio”, ha spiegato Dabbene. “Riunioni continue, richieste di report, confronti forzati tra colleghi: tutto questo genera ansia, frustrazione e una percezione costante di inadeguatezza”.
La UILCA da anni denuncia il fenomeno, come ricordato da Furlan: “Parliamo di pressioni commerciali da oltre vent’anni. All’inizio le aziende negavano l’esistenza del problema. Ma grazie alla nostra insistenza e alla mobilitazione dei lavoratori, siamo riusciti a ottenere il primo grande accordo nazionale l’8 febbraio 2017, sottoscritto anche dall’ABI, per contrastare questi fenomeni e promuovere politiche commerciali etiche”.
Il volto invisibile dello stress: i lavoratori lombardi sotto pressione
Secondo Dabbene, la Lombardia è un osservatorio privilegiato. “Molte banche hanno qui la sede operativa, è una regione competitiva e strategica. I lavoratori lombardi spesso sperimentano per primi nuovi modelli organizzativi, che talvolta risultano fortemente stressanti. Le continue riorganizzazioni, il cosiddetto ‘risiko bancario’, e la spinta a raggiungere risultati sempre più ambiziosi stanno logorando la tenuta psicologica dei colleghi”.
“Il problema – sottolinea Dabbene – è che non sempre i lavoratori sono consapevoli di subire una pressione: ti raccontano uno stato d’animo, non un fatto. Ma proprio in questo sta il rischio più grande: la normalizzazione dello stress”.
Dott. Patanè: “Lo stress non è solo psicologico, ma organizzativo”
Nel suo intervento da remoto, il Dott. Pietro Antonio Patanè ha spiegato l’importanza di distinguere tra stress soggettivo e fattori stressogeni oggettivi: “Le aziende tendono a valutare lo stress lavoro-correlato solo in modo formale, con l’obiettivo di risultare ‘a posto’ nei controlli. Ma lo stress è insito nell’organizzazione stessa del lavoro: turni, carichi, comunicazione, rapporti gerarchici”.
“È fondamentale superare l’approccio meramente tecnico e includere nei processi di valutazione anche psicologi del lavoro ed ergonomi, soprattutto in un paese dove il 95% delle aziende sono microimprese”, ha spiegato Patanè.
Il medico ha poi fatto un esempio virtuoso: l’accomodamento ragionevole. “Quando un lavoratore manifesta un problema di salute, un’idoneità parziale, è importante costruire un percorso di ricollocamento attraverso la collaborazione tra datore di lavoro, medico competente e RLS. È un modo concreto per gestire lo stress lavoro-correlato e valorizzare la persona”.
Desertificazione bancaria: un’emergenza sociale
Oltre al disagio interno alle aziende, Furlan ha richiamato l’attenzione su un fenomeno che coinvolge direttamente i territori: la desertificazione bancaria. “La chiusura di sportelli è un problema enorme. Colpisce le fasce più fragili della popolazione, gli anziani, i disabili, chi vive in zone rurali senza connessione stabile”, ha denunciato.
“Abbiamo girato l’Italia con la campagna “Chiusura filiali? No, grazie” per denunciare questa deriva. Le banche non sono solo aziende: hanno un ruolo sociale. Dovrebbero restare sui territori, anche dove non è ‘conveniente’. Questo è ciò che significa essere parte del tessuto economico e civile del Paese”.
Il ruolo della politica: presente solo a spot?
Furlan non ha risparmiato critiche al mondo politico: “Troppo spesso la politica si interessa al settore bancario solo quando c’è da vendere quote o decidere operazioni societarie. Ma serve una visione di sistema: non bastano interventi spot. Bisogna discutere dell’architettura strategica del settore bancario come motore di sviluppo del Paese”.
“Abbiamo chiesto al Parlamento un confronto vero, non solo audizioni formali. È ora che le istituzioni collaborino con sindacati e imprese per costruire un progetto industriale del credito coerente con le sfide sociali ed economiche”.
Formazione continua e clima aziendale: le chiavi del futuro
In chiusura, Claudia Dabbene ha ribadito l’importanza della formazione continua per combattere stress e insicurezza: “Un lavoratore formato affronta meglio il cambiamento, si sente valorizzato e partecipe. Le aziende non possono parlare di sostenibilità senza investire in formazione: è un dovere etico e produttivo”.
Furlan ha poi lanciato un appello affinché venga attivata al più presto un’indagine di clima di settore: “Solo con strumenti oggettivi, gestiti da soggetti terzi e autorevoli, possiamo monitorare lo stato di benessere del comparto e correggere eventuali derive. La cabina di regia istituita con il contratto nazionale 2023 è il punto di partenza”.
Un messaggio chiaro: “Segnalare è un diritto, non una colpa”
Prima dei saluti, un messaggio semplice ma fondamentale è stato condiviso da tutti gli ospiti:
“Ai lavoratori diciamo: segnalare è un diritto. Ai datori di lavoro: il benessere e l’etica generano valore anche economico. Un lavoratore sereno produce di più, e meglio”.
La trasmissione, diretta da Giovanni Saviano e ideata da Pietro Maiello, ha confermato ancora una volta il valore del dialogo tra sindacati, medici, imprese e opinione pubblica. Con la conduzione precisa e appassionata di Max Viggiani, “Benessere e Lavoro, sì subito” si conferma come uno spazio fondamentale per dare voce ai temi spesso ignorati del lavoro contemporaneo.