Rassegna stampa Uilca Lombardia
I risultati economici raccontano solo una parte della realtà. L’altra riguarda il loro riconoscimento a chi lavora, la capacità di proteggere le persone e la distribuzione delle risorse. La rassegna di oggi parte dal rinnovo del contratto nazionale del credito: Fulvio Furlan chiede ad ABI risposte concrete sulle questioni centrali e ribadisce la coerenza della richiesta unitaria di aumento del 15% con la situazione del settore. Prosegue con i punti di forza dell’assicurazione italiana, tra solidità e bisogni di protezione ancora scoperti, e con la riflessione di Gianrico Carofiglio sul rapporto tra disuguaglianze, solidarietà e fiducia nella democrazia.
La tutela delle lavoratrici e dei lavoratori unisce questi temi. Nel credito significa ottenere riconoscimenti economici, benessere lavorativo e un contratto ampio e inclusivo, valido nelle banche grandi e piccole. Nelle assicurazioni significa valorizzare le professionalità e rendere la protezione più accessibile, senza confondere la crescita del mercato con il superamento delle fragilità sociali. Sul fisco significa discutere di progressività e capacità contributiva, insieme a salari, welfare e servizi pubblici. Per la UILCA portare le persone al centro richiede impegni verificabili: nelle trattative, nelle scelte industriali e nella distribuzione delle opportunità.
Rinnovo del contratto bancari, Furlan: da ABI ancora nessuna risposta sulle questioni centrali
«Ancora non abbiamo ricevuto da ABI le risposte che aspettavamo per sviluppare un confronto positivo per il rinnovo del Contratto Nazionale del Credito». È la valutazione del segretario generale UILCA, Fulvio Furlan, dopo l’incontro del 26 ottobre a Roma. La richiesta è di portare la trattativa su risposte concrete, a partire dal benessere lavorativo, dall’occupazione e dalla valorizzazione delle professionalità.
Furlan osserva che l’analisi sviluppata da ABI sulle prospettive e sulle prossime trasformazioni del settore evidenzia le difficoltà che le lavoratrici e i lavoratori affrontano quotidianamente. Per la UILCA il rinnovo deve quindi offrire strumenti capaci di accompagnare il cambiamento, non limitarsi a descriverlo.
Le priorità ribadite all’ABI comprendono il mantenimento dei livelli occupazionali, la formazione, la crescita professionale, la riduzione dell’orario e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Sono aspetti che Furlan riconduce a un obiettivo comune: favorire il benessere lavorativo.
«Serve un Contratto Nazionale di prospettiva e lungimirante che sia riferimento certo per tutto il personale bancario di tutte le banche, grandi e piccole, con un’area contrattuale ampia e inclusiva», sottolinea il segretario generale. La tutela contrattuale deve dunque mantenere un carattere unitario, capace di comprendere le diverse realtà del settore.
Sul versante economico Furlan ribadisce la richiesta di aumento del 15% «del tutto coerente con la situazione attuale e le prospettive di crescita delle banche», richiamando gli indicatori patrimoniali, reddituali e del costo del lavoro.
La rivendicazione economica si affianca quindi alle richieste normative. Il riconoscimento del contributo del personale passa sia dalla retribuzione sia dalle condizioni nelle quali viene svolta l’attività: «Bisogna mettere le persone nelle condizioni di svolgere al meglio il servizio bancario, che è centrale per la vita del Paese».
Furlan chiede risposte positive sui temi posti al tavolo e un confronto più stringente già dai prossimi incontri, previsti per lunedì 9 e giovedì 19 novembre.
Il rinnovo è lo strumento per governare le trasformazioni del credito attraverso garanzie comuni, riconoscimenti economici e migliori condizioni di lavoro. La posizione UILCA è chiara: le prospettive del settore devono tradursi in impegni concreti verso le persone che ne assicurano ogni giorno il funzionamento.
Assicurazioni: Un settore solido, ma previdenza e protezione restano da ampliare
Investimenti superiori a mille miliardi, risultati positivi nel Vita e nei Danni e una posizione patrimoniale robusta. Fausto Panzeri, nell’articolo «I “più” dell’assicurazione italiana», riprende la pubblicazione ANIA «Una Italia protetta è più forte e competitiva» e descrive un settore rilevante per il risparmio, l’economia e la finanza pubblica. Accanto ai punti di forza evidenzia però due questioni ancora aperte: la diffusione della previdenza complementare e la protezione insufficiente contro alcuni rischi.
Il messaggio del presidente ANIA, Giovanni Liverani, valorizza il ruolo delle assicurazioni nella gestione del rischio e del risparmio di famiglie e imprese. Panzeri ne sviluppa i principali contenuti, distinguendo i risultati raggiunti dagli obiettivi che richiedono ancora interventi.
Secondo i dati riportati, nel 2025 gli investimenti complessivi del settore raggiungono circa 1.052 miliardi di euro. Il 40% è attribuito all’Italia sulla base del Paese dell’emittente, mentre i titoli di Stato italiani rappresentano il 22% del portafoglio.
Gli investimenti classificati come sostenibili valgono circa un quinto del totale, intorno a 200 miliardi. Il dato viene presentato come una componente significativa della capacità del settore di orientare risorse verso l’economia.
Sul piano dei risultati, l’articolo indica un utile complessivo di 9,3 miliardi: 4,8 miliardi nel Vita e 4,5 miliardi nei Danni, in lieve aumento sull’anno precedente. Il Solvency ratio raggiunge 2,74, valore che Panzeri considera espressione di una solida capacità patrimoniale e di assorbimento dei rischi.
L’autore attribuisce al settore flussi verso le casse pubbliche per circa 14 miliardi annui, ma ne sottolinea il duplice ruolo: contribuente diretto e soggetto che raccoglie e versa tributi per conto dell’Amministrazione.
La distinzione è essenziale. Il totale comprende componenti diverse, tra cui imposte a carico delle compagnie, anticipi fiscali, imposte sui premi e contributi al Servizio sanitario nazionale.
Il risparmio gestito dalle assicurazioni Vita supera 835 miliardi di euro, pari a circa il 13% delle attività finanziarie delle famiglie. Panzeri distingue le funzioni di accumulo del risparmio da quelle di protezione contro eventi come la morte prematura o la non autosufficienza.
L’autore auspica un maggiore sviluppo della previdenza complementare, ma precisa che l’inclusività non può essere considerata un traguardo già raggiunto. Le adesioni restano inferiori al 40% dei lavoratori e la diffusione risulta particolarmente debole tra giovani, donne e personale delle piccole imprese.
Nella sua analisi servono informazioni comprensibili sulle prospettive pensionistiche, incentivi e un sistema più aperto e flessibile.
Un’altra criticità riguarda la copertura contro terremoti, alluvioni e altri eventi naturali.
Per Panzeri, ampliare la protezione richiede anche un’informazione più efficace: conoscere i rischi, comprendere le condizioni delle polizze e distinguere le garanzie disponibili è parte della capacità di prevenirne le conseguenze economiche.
La posizione UILCA: solidità patrimoniale, redditività e capacità di investimento devono accompagnarsi al riconoscimento delle professionalità, alla formazione e a condizioni di lavoro sostenibili.
La qualità del capitale umano, indicata dalla stessa pubblicazione ANIA tra i punti di forza dell’assicurazione italiana, richiede scelte coerenti: valorizzazione delle competenze, percorsi di crescita e obiettivi commerciali compatibili con una consulenza accurata. La protezione delle persone non può essere ridotta alla vendita di un prodotto.
Sul versante previdenziale favorire le adesioni significa affrontare anche le condizioni che le rendono possibili: stabilità occupazionale, retribuzioni adeguate e continuità contributiva. L’informazione è necessaria, ma da sola non risolve le difficoltà di chi dispone di redditi bassi o discontinui.
Anche lo sviluppo delle coperture sanitarie, assistenziali e catastrofali deve essere valutato per accessibilità, chiarezza ed efficacia. Il contributo delle assicurazioni acquista valore quando rafforza la protezione delle famiglie e delle imprese, mantenendo distinto e preservando il ruolo del welfare pubblico.
Riscossione: disuguaglianze e democrazia, il fisco come strumento di coesione sociale
Quanto può crescere la distanza tra chi dispone di grandi ricchezze e chi rischia di perdere l’indispensabile senza compromettere la fiducia nelle istituzioni? È la domanda al centro dell’intervento di Gianrico Carofiglio «Ridurre le diseguaglianze o perdere legittimità. Ora la democrazia è al bivio», pubblicato su La Stampa.
L’autore riprende il dibattito nato da un suo precedente contributo e chiarisce il senso del ragionamento: non contrapporre ricchi e poveri, ma discutere quali responsabilità una comunità possa chiedere a chi possiede molto per proteggere chi si trova in condizioni di maggiore fragilità.
Il punto di partenza è un’ipotesi di contributo sui patrimoni netti molto elevati: esenzione fino a 10 milioni di euro, aliquota dell’1% sulla parte compresa tra 10 e 100 milioni e del 2% sulla quota superiore a 100 milioni.
Le aliquote si applicherebbero per scaglioni, non all’intero patrimonio. Un patrimonio di 15 milioni comporterebbe un contributo di 50mila euro, mentre uno di 100 milioni ne comporterebbe 900mila.
Carofiglio precisa però che il meccanismo ha una funzione esemplificativa: serve a mostrare la possibilità di immaginare strumenti concreti, non costituisce un modello operativo pronto all’applicazione. La valutazione del gettito, dell’effettiva praticabilità e dei possibili spostamenti di capitali e residenze richiederebbe un lavoro tecnico specifico.
Le risorse alimenterebbero un fondo nazionale rivolto alle situazioni di miseria e alle famiglie che vivono del proprio reddito senza avere riserve sufficienti per affrontare un evento grave.
Tra i bisogni richiamati figurano una prestazione sanitaria essenziale non coperta dal servizio pubblico, il rischio di perdere l’abitazione e l’assistenza a un familiare non autosufficiente. Il fondo non trasferirebbe denaro al richiedente, ma pagherebbe direttamente la prestazione o il servizio.
L’obiettivo è evitare che un singolo imprevisto trasformi una condizione di equilibrio, già fragile, in povertà. L’attenzione si sposta quindi dalla sola insufficienza del reddito alla vulnerabilità di chi non dispone di risorse per assorbire una spesa straordinaria.
La questione centrale resta la solidarietà. L’autore richiama gli articoli 2 e 3 della Costituzione, collegando i doveri di solidarietà al compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano libertà e uguaglianza. Occuparsi della distribuzione delle risorse è parte della responsabilità democratica.
Carofiglio lega la coesione sociale alla possibilità concreta di migliorare la propria vita. Quando questa prospettiva viene meno, sostiene, si indebolisce anche la fiducia nelle regole e nelle istituzioni.
Una società attraversata da distanze crescenti rischia di perdere la capacità di riconoscersi come comunità.
La posizione UILCA: retribuzioni adeguate, stabilità occupazionale e servizi accessibili sono strumenti complementari, nessuno può sostituire interamente gli altri.
Il confronto fiscale deve considerare la distribuzione effettiva degli oneri, la capacità contributiva e la progressività. Le diverse proposte possono essere discusse senza trasformare il dibattito in una contrapposizione tra categorie, mantenendo al centro il sostegno ai redditi da lavoro e il contrasto alla povertà.
La contrattazione può contribuire attraverso il riconoscimento salariale, la conciliazione e le misure di welfare, ma non sostituisce la responsabilità pubblica nella sanità, nell’assistenza e nelle politiche abitative. Anche gli strumenti integrativi devono inserirsi in un sistema che garantisca accesso alle prestazioni a chi dispone di minori risorse.
Per il personale dei servizi fiscali e della riscossione, l’equità richiede inoltre norme applicabili, procedure comprensibili, formazione e strumenti adeguati. La fiducia nelle istituzioni dipende anche dalla qualità del rapporto quotidiano tra Amministrazione e cittadini, che non può essere sostenuto scaricando complessità e pressioni su chi lavora.