Rassegna stampa Uilca Lombardia
Le notizie di oggi aprono con tre partite che toccano da vicino i nostri settori. Nel credito, il presidente ABI Antonio Patuelli, in vista del Comitato Esecutivo di oggi, rilancia sul Sole 24 Ore la linea del “abbiamo già dato” — dieci miliardi in tre anni tra affrancamenti e contributi — mentre Milano Finanza titola sui sei miliardi che le banche italiane investiranno in tecnologia per rafforzare la sicurezza. Nell’assicurativo, la giornata si sposta sui conti: ITAS raddoppia l’utile netto con un patrimonio a 850 milioni, e Munich Re Specialty entra nel primary specialty italiano, mentre resta aperto sul tavolo del Gruppo Generali il dossier Real Estate con l’ipotesi di cessione del Property Management.
Sulla riscossione la scena è occupata dalle lettere del Fisco che invitano all’adesione al Concordato preventivo biennale entro il 30 settembre, e — sul fronte interno — dall’accordo appena firmato tra Agenzia delle Entrate-Riscossione e sindacati sul welfare aziendale 2026.
Se le tre notizie di ieri parlavano di trasparenza (verso mercato, verso clienti, verso Parlamento), quelle di oggi parlano di redistribuzione. Redistribuzione dei margini bancari tra utili, tasse e investimenti sul lavoro. Redistribuzione del valore assicurativo tra crescita esterna, esternalizzazioni e tutela del personale coinvolto. Redistribuzione del carico fiscale tra chi aderisce al concordato, chi resta nel mirino dei controlli e chi ogni giorno fa funzionare la macchina della riscossione. Su questo terreno la Uilca porta oggi una linea specifica.
Sulla riscossione la scena è occupata dalle lettere del Fisco che invitano all’adesione al Concordato preventivo biennale entro il 30 settembre, e — sul fronte interno — dall’accordo appena firmato tra Agenzia delle Entrate-Riscossione e sindacati sul welfare aziendale 2026.
Se le tre notizie di ieri parlavano di trasparenza (verso mercato, verso clienti, verso Parlamento), quelle di oggi parlano di redistribuzione. Redistribuzione dei margini bancari tra utili, tasse e investimenti sul lavoro. Redistribuzione del valore assicurativo tra crescita esterna, esternalizzazioni e tutela del personale coinvolto. Redistribuzione del carico fiscale tra chi aderisce al concordato, chi resta nel mirino dei controlli e chi ogni giorno fa funzionare la macchina della riscossione. Su questo terreno la Uilca porta oggi una linea specifica.
Banche — Patuelli fissa il paletto, sei miliardi per il tech e il contratto che aspetta risposte
La notizia di riferimento è l’intervento di Antonio Patuelli raccontato da Laura Serafini sul Sole 24 Ore: “Le banche hanno già dato”. Il presidente ABI ricorda che nel 2025 il sistema ha versato o affrancato oltre dieci miliardi su tre anni tra contributo sugli extraprofitti e misure della manovra 2025, e si dice indisponibile a “non mantenere i patti” di fronte alle ipotesi di un nuovo prelievo strutturale ventilato in vista della prossima legge di bilancio. Sullo sfondo, la posizione ribadita ieri da Patuelli sui dati Istat: “i dati europei non dipendono dalle banche, le banche hanno fatto tutto il possibile per sostenere l’economia”. Sulla stessa pagina del Sole, l’ABI alza la voce anche sull’altra grande partita del momento: “le big tech minacciano la divisione dei poteri dello Stato”. Su Milano Finanza, Luca Gualtieri intitola “Banche, 6 miliardi per il tech”: il piano di investimenti per rendere il sistema “più sicuro” cresce e si consolida come voce strutturale dei bilanci — la spesa Ict complessiva supera i 6 miliardi, di cui una quota crescente destinata a cybersecurity.
La posizione Uilca. La dialettica Patuelli-Governo sulle tasse bancarie tende a chiudersi in un braccio di ferro tra ABI e Palazzo Chigi in cui il terzo attore — chi in banca ci lavora — resta fuori dalla stanza. Per la Uilca oggi è il momento di rovesciare la prospettiva. Se il sistema investirà davvero sei miliardi in tecnologia e cybersecurity, la domanda non è solo quanta parte di quegli utili finisce nelle casse pubbliche e quanta resta agli azionisti: è quanta di quella spesa produce lavoro qualificato, nuove assunzioni, reskilling di qualità per chi già lavora nel settore. La linea è nota — la sicurezza è un investimento e non un costo, il reskilling non può ridursi a un passaggio burocratico — ma va ancorata al tavolo che in queste ore è più caldo di tutti: quello del rinnovo del contratto nazionale ABI. La piattaforma unitaria di Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin chiede 518 euro di aumento medio mensile e la riduzione dell’orario a 35 ore. Dopo l’incontro dell’8 settembre in cui l’ABI ha ripreso il confronto senza sciogliere i nodi economici, e con la ripresa della trattativa del 21 settembre di cui si è già parlato sulla stampa sindacale, la Uilca chiede che l’ABI “esca allo scoperto” sulla piattaforma. Se le banche italiane hanno chiuso il 2025 con profitti da oltre 45 miliardi, la ridistribuzione di quel valore non può essere una partita a due (Governo-banche): deve tornare a essere una partita a tre, con il lavoro al tavolo. E sul tema big tech-poteri dello Stato aperto oggi da Patuelli, la Uilca aggiunge che la difesa della sovranità del credito non è solo un tema di regole ma anche di competenze: senza professionalità bancarie qualificate e senza banche popolate di persone e non solo di algoritmi, la sfida dei giganti tecnologici non si vince.
La posizione Uilca. La dialettica Patuelli-Governo sulle tasse bancarie tende a chiudersi in un braccio di ferro tra ABI e Palazzo Chigi in cui il terzo attore — chi in banca ci lavora — resta fuori dalla stanza. Per la Uilca oggi è il momento di rovesciare la prospettiva. Se il sistema investirà davvero sei miliardi in tecnologia e cybersecurity, la domanda non è solo quanta parte di quegli utili finisce nelle casse pubbliche e quanta resta agli azionisti: è quanta di quella spesa produce lavoro qualificato, nuove assunzioni, reskilling di qualità per chi già lavora nel settore. La linea è nota — la sicurezza è un investimento e non un costo, il reskilling non può ridursi a un passaggio burocratico — ma va ancorata al tavolo che in queste ore è più caldo di tutti: quello del rinnovo del contratto nazionale ABI. La piattaforma unitaria di Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin chiede 518 euro di aumento medio mensile e la riduzione dell’orario a 35 ore. Dopo l’incontro dell’8 settembre in cui l’ABI ha ripreso il confronto senza sciogliere i nodi economici, e con la ripresa della trattativa del 21 settembre di cui si è già parlato sulla stampa sindacale, la Uilca chiede che l’ABI “esca allo scoperto” sulla piattaforma. Se le banche italiane hanno chiuso il 2025 con profitti da oltre 45 miliardi, la ridistribuzione di quel valore non può essere una partita a due (Governo-banche): deve tornare a essere una partita a tre, con il lavoro al tavolo. E sul tema big tech-poteri dello Stato aperto oggi da Patuelli, la Uilca aggiunge che la difesa della sovranità del credito non è solo un tema di regole ma anche di competenze: senza professionalità bancarie qualificate e senza banche popolate di persone e non solo di algoritmi, la sfida dei giganti tecnologici non si vince.
Assicurazioni — Utili in crescita, nuovi player e il nodo del Property Management Generali
Sul Sole 24 Ore, “La Giornata” segna due notizie di sostanza: ITAS Mutua raddoppia l’utile netto e porta il patrimonio a 850 milioni, mentre Munich Re Specialty entra nel primary specialty italiano — un ingresso che rafforza la concorrenza nel segmento dei rischi speciali. Sono numeri e mosse che confermano la salute del settore assicurativo italiano, con l’appetito degli operatori internazionali che continua a crescere. Sullo sfondo, sul sito Uilca resta aperto — con articolo del 21 settembre — il dossier “Generali Real Estate, ipotesi cessione del Property Management: quali tutele per il personale coinvolto?”: una partita che riguarda circa 12 miliardi di real estate italiano e che vede in corsa tre big internazionali (CBRE, Colliers, Cushman) per rilevare le attività di property e facility management. E il Bollettino ADAPT, sempre in area Uilca web, torna sull’accordo Generali su dati, controllo e cybersecurity firmato nei mesi scorsi.
La posizione Uilca. Il combinato disposto tra le notizie della giornata e il dossier Generali Real Estate racconta un’assicurazione italiana che cresce, si internazionalizza e — al tempo stesso — mette sul tavolo processi di riorganizzazione che possono avere effetti pesanti sui lavoratori coinvolti. Per la Uilca la crescita degli utili e dei patrimoni non è di per sé un problema, anzi: è il segnale di un settore vitale. Diventa un problema se quella crescita si scarica in modo asimmetrico — utili agli azionisti, esternalizzazioni al personale. La linea espressa dal segretario nazionale Emanuele Bartolucci sul Piano industriale di Generali — “relazioni sindacali costanti e costruttive tese a ricercare soluzioni condivise” — trova nel dossier Generali Real Estate un banco di prova concreto. La Uilca chiede che la partnership industriale annunciata dall’azienda non si traduca in un ridimensionamento occupazionale e che le tutele contrattuali del personale coinvolto siano garantite in modo esplicito, non solo attraverso rassicurazioni generiche. Sul fronte dei nuovi ingressi come Munich Re Specialty, il tema è opposto ma coerente: l’apertura del mercato italiano ai player internazionali è un’occasione per creare occupazione qualificata, non per importare modelli organizzativi meno protettivi di quelli garantiti dalla contrattazione nazionale. E il richiamo di ADAPT sull’accordo Generali su dati e cybersecurity — un accordo che la Uilca ha contribuito a costruire — resta il paradigma: la trasformazione digitale del settore assicurativo va governata attraverso accordi che mettano al centro persone, dati, controllo e responsabilità.
La posizione Uilca. Il combinato disposto tra le notizie della giornata e il dossier Generali Real Estate racconta un’assicurazione italiana che cresce, si internazionalizza e — al tempo stesso — mette sul tavolo processi di riorganizzazione che possono avere effetti pesanti sui lavoratori coinvolti. Per la Uilca la crescita degli utili e dei patrimoni non è di per sé un problema, anzi: è il segnale di un settore vitale. Diventa un problema se quella crescita si scarica in modo asimmetrico — utili agli azionisti, esternalizzazioni al personale. La linea espressa dal segretario nazionale Emanuele Bartolucci sul Piano industriale di Generali — “relazioni sindacali costanti e costruttive tese a ricercare soluzioni condivise” — trova nel dossier Generali Real Estate un banco di prova concreto. La Uilca chiede che la partnership industriale annunciata dall’azienda non si traduca in un ridimensionamento occupazionale e che le tutele contrattuali del personale coinvolto siano garantite in modo esplicito, non solo attraverso rassicurazioni generiche. Sul fronte dei nuovi ingressi come Munich Re Specialty, il tema è opposto ma coerente: l’apertura del mercato italiano ai player internazionali è un’occasione per creare occupazione qualificata, non per importare modelli organizzativi meno protettivi di quelli garantiti dalla contrattazione nazionale. E il richiamo di ADAPT sull’accordo Generali su dati e cybersecurity — un accordo che la Uilca ha contribuito a costruire — resta il paradigma: la trasformazione digitale del settore assicurativo va governata attraverso accordi che mettano al centro persone, dati, controllo e responsabilità.
Riscossione — Le lettere del Fisco, il setaccio sulle cripto e l’accordo welfare in AdER
Su Italia Oggi, Giuliano Mandolesi scrive di “CPB, dal Fisco lettere mirate”: in questi giorni le partite Iva potenzialmente interessate stanno ricevendo nel cassetto fiscale le comunicazioni con la proposta di adesione al Concordato preventivo biennale, in vista della scadenza del 30 settembre — passaggio decisivo per il rodaggio del nuovo istituto. Ma la notizia che riguarda direttamente il nostro perimetro sindacale è quella riportata da Eutekne e da NT+ Lavoro del Sole 24 Ore: “Definita per il 2026 la misura del welfare a carico dei concessionari della riscossione”. Con verbale di accordo del 17 settembre 2026, Agenzia delle Entrate-Riscossione e le sigle sindacali Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin hanno definito gli importi annuali del welfare 2026, dando applicazione al Cia appena rinnovato.
La posizione Uilca. Sul concordato preventivo la Uilca conferma la linea espressa nei giorni scorsi: ogni istituto che sposta il modello di riscossione — dalla lettera mirata al concordato biennale, dal setaccio sulle cripto valute, all’apertura pomeridiana degli sportelli fiscali — è un’operazione organizzativa oltre che fiscale, e va costruita con e non contro chi lavora in Agenzia delle Entrate e in AdER.
Tutto funziona se dietro c’è una struttura in grado di seguire il contribuente, verificare l’adesione, gestire l’eventuale contenzioso: senza personale adeguato, il concordato rischia di essere un annuncio senza gambe. La notizia che oggi la Uilca mette in evidenza è l’accordo del 17 settembre sul welfare aziendale AdER 2026. È il segnale che il ciclo contrattuale chiuso a inizio anno — Ccnl 2025-2027 e Cia di AdER ed Equitalia Giustizia approvati dal 95% dei votanti — continua a produrre risultati concreti: gli importi annuali del welfare 2026 sono stati definiti, dando così applicazione operativa alla parte economica dell’accordo. È un tassello che rafforza la posizione già espressa sulla manovra: ogni intervento fiscale — dal bollo auto al concordato, dalle cripto, alle apertura pomeridiane — deve accompagnarsi al rafforzamento della riscossione e delle sue professionalità. E il welfare non è un accessorio: è parte della retribuzione allargata di chi ogni giorno tiene in piedi la macchina fiscale del Paese.
La posizione Uilca. Sul concordato preventivo la Uilca conferma la linea espressa nei giorni scorsi: ogni istituto che sposta il modello di riscossione — dalla lettera mirata al concordato biennale, dal setaccio sulle cripto valute, all’apertura pomeridiana degli sportelli fiscali — è un’operazione organizzativa oltre che fiscale, e va costruita con e non contro chi lavora in Agenzia delle Entrate e in AdER.
Tutto funziona se dietro c’è una struttura in grado di seguire il contribuente, verificare l’adesione, gestire l’eventuale contenzioso: senza personale adeguato, il concordato rischia di essere un annuncio senza gambe. La notizia che oggi la Uilca mette in evidenza è l’accordo del 17 settembre sul welfare aziendale AdER 2026. È il segnale che il ciclo contrattuale chiuso a inizio anno — Ccnl 2025-2027 e Cia di AdER ed Equitalia Giustizia approvati dal 95% dei votanti — continua a produrre risultati concreti: gli importi annuali del welfare 2026 sono stati definiti, dando così applicazione operativa alla parte economica dell’accordo. È un tassello che rafforza la posizione già espressa sulla manovra: ogni intervento fiscale — dal bollo auto al concordato, dalle cripto, alle apertura pomeridiane — deve accompagnarsi al rafforzamento della riscossione e delle sue professionalità. E il welfare non è un accessorio: è parte della retribuzione allargata di chi ogni giorno tiene in piedi la macchina fiscale del Paese.