Marta Gimigliano – Counselor sistemico – relazionale: la gestione e la consapevolezza del tempo come via per il benessere.
“Più si va avanti con gli anni, più si fa forte la consapevolezza che il nostro tempo non è infinito. Quindi le persone sentono proprio l’esigenza, il bisogno e il desiderio di volersi dedicare a ciò che le fa stare più bene”.
Queste parole riassumono l’intervento della professional counselor Marta Gimigliano alla trasmissione “Benessere Lavoro Sì, Subito!” dedicata al tempo, un programma ideato da Uilca Lombardia e condotto da Max Viggiani dove evidenzia che il nostro rapporto con il tempo subisce una mutazione profonda ed inevitabile nel corso dell’esistenza con lo scorrere degli anni. Con l’avanzare dell’età, cambia la percezione e si fa più urgente il bisogno di concretezza e autorealizzazione.
I giovani tendono a percepire il tempo come una risorsa illimitata, mentre l’età adulta porta con sé una visione diversa. Questa consapevolezza spinge gli individui a operare una selezione più rigida delle proprie energie, ci si concentra sui progetti di vita reali, sulle relazioni familiari più autentiche e, talvolta, sulla realizzazione di sogni lavorativi rimasti nel cassetto per anni, si fa una scelta consapevole di stare il meglio possibile con se stessi.
Durante il suo intervento alla trasmissione Benessere Lavoro, la counselor sistemico-relazionale Marta Gimigliano ha offerto una chiave di lettura su come l’essere umano si relaziona alle lancette dell’orologio.
Nel linguaggio comune si fa spesso riferimento alla ricerca del “tempo giusto” per compiere una scelta, cambiare lavoro o dedicarsi agli affetti. Marta Gimigliano evidenzia come non esista una risposta universale:
“La parola ‘giusto’ non mi piace tanto, nel senso che non esiste una risposta uguale, valida per tutti. Il tempo giusto dipende da ognuno di noi, in base alle nostre priorità, ai nostri valori, alle nostre esigenze”.
Secondo la counselor, ogni definizione rigida rischia di ignorare l’unicità del contesto in cui opera il singolo soggetto. Il tempo diventa “giusto” solo quando si allinea con i desideri e le necessità profonde di chi lo vive. Ci sono fasi della vita in cui l’individuo decide di dare priorità assoluta alla carriera, e altre in cui sente la necessità di investire sullo studio, sulla famiglia o sulle relazioni interpersonali. Anche le differenze di genere o generazionali, pur risentendo dei ruoli e delle aspettative sociali, non possono essere generalizzate.
Se la definizione delle priorità è un atto interno, la loro applicazione pratica deve fare i conti con la realtà sociale. Trovare una stabilità richiede una costante attività di mediazione con l’ambiente circostante.
I datori di lavoro, i partner, i figli e la società avanzano richieste continue che rischiano di cannibalizzare gli spazi personali. Saper gestire il tempo è quindi una vera e propria competenza relazionale. Molte persone provano un profondo malessere proprio perché fanno fatica a organizzare le proprie giornate, finendo per negarsi i progetti personali.
Il benessere non nasce dall’avere più ore, ma dall’abilità di negoziare i propri spazi, imparando a dire dei no sani per proteggere la propria serenità psicologica.