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Rassegna stampa UILCA Lombardia

La fiducia si costruisce anche nel modo in cui un’azienda riconosce l’autonomia dei propri dipendenti. Se alla crescita dei risultati segue una riduzione degli spazi di flessibilità, il problema non riguarda soltanto il luogo dal quale si lavora; riguarda il rapporto tra responsabilità, riconoscimento e partecipazione. Da qui parte la rassegna di oggi, con la contrarietà dei sindacati UniCredit alla drastica revisione dello smart working e la richiesta di cambiare direzione.
Sul fronte assicurativo le ipotesi sui futuri equilibri di Generali riportano l’attenzione sul rapporto tra partecipazioni finanziarie, indipendenza e strategie industriali. Nella riscossione l’aumento della Tobin tax previsto dalla manovra rende ancora più rilevante il contenzioso sulle aliquote applicabili alle OPA.
A unire questi temi è il valore della fiducia: nelle relazioni di lavoro, nella capacità delle aziende di dare prospettive e nella chiarezza delle regole. Non basta richiamarla nelle dichiarazioni. Occorre renderla concreta attraverso il confronto, la trasparenza e il rispetto delle responsabilità di ciascuno.

Banche: UniCredit riduce lo smart working, i sindacati chiedono il ritiro della decisione

Le Organizzazioni Sindacali del gruppo UniCredit contestano la decisione aziendale di interrompere il ricorso ordinario allo smart working per le prime linee manageriali e di estendere sostanzialmente la restrizione a tutto il personale da gennaio. Nel comunicato unitario del 3 novembre, FABI, First CISL, Fisac CGIL, UILCA e Unisin definiscono l’iniziativa «inaccettabile» sia nel merito sia nel metodo.
La posizione viene ribadita dopo un incontro richiesto con urgenza per ottenere chiarimenti sulla lettera dell’amministratore delegato Andrea Orcel. L’azienda ha confermato che, per le prime linee dirigenziali, il lavoro da remoto non è più utilizzabile salvo casi eccezionali concordati preventivamente.
La previsione sarà estesa sostanzialmente a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori da gennaio. Restano da chiarire le possibili eccezioni per i turnisti di UCD e Buddy: su questo punto le spiegazioni aziendali non sono state sufficientemente chiare.
I Sindacati contestano la direzione della scelta. A fronte di una domanda crescente di flessibilità, chiedevano da tempo un ampliamento della platea, anche alla rete commerciale, non una drastica riduzione dell’utilizzo dello strumento.
La nota collega il confronto sull’organizzazione del lavoro ai risultati del gruppo: «Ai risultati straordinari di questo gruppo — 22 trimestri record consecutivi — hanno contribuito tutti i lavoratori e le lavoratrici, anche il lunedì e il venerdì!».
Il dissenso non riguarda soltanto lo smart working. Le Organizzazioni Sindacali richiamano anche il progetto di estensione dell’orario di apertura delle agenzie, le limitazioni di fatto allo smart learning, la carenza di organici, i carichi di lavoro e le pressioni operative e commerciali crescenti. La questione viene quindi inserita in un quadro più ampio di sostenibilità delle condizioni lavorative.
La posizione sindacale: UILCA e le altre sigle chiedono che l’azienda riveda la propria posizione. In caso contrario si riservano tutte le iniziative di mobilitazione disponibili.
Il punto politico e sindacale è il riconoscimento delle persone come parte attiva dell’organizzazione. La flessibilità non può essere separata dalla responsabilità professionale e dal contributo ai risultati. Una revisione così rilevante deve essere affrontata nel confronto, tenendo insieme esigenze operative, conciliazione e qualità del servizio.
Chiedere maggiore autonomia non significa sottrarsi agli impegni. Significa costruire un’organizzazione capace di valorizzare il lavoro senza ricondurne la qualità alla sola presenza fisica. È su questa coerenza che si misura anche la credibilità degli impegni aziendali verso il personale.

Assicurazioni: Generali, le ipotesi sugli equilibri futuri

L’operazione Intesa-MPS non è ancora arrivata alla fase delle adesioni, ma il confronto finanziario guarda già ai possibili effetti su Generali. Andrea Montanari, nell’articolo «Generali, riparte la sfida per il futuro del Leone. Intesa e UniCredit in campo», ricostruisce le prospettive di un riassetto azionario che potrebbe incidere sul rinnovo del consiglio della compagnia, previsto nel 2028.
Il primo passaggio resta però l’offerta sul Monte, il cui avvio è indicato per il 23 novembre, seguito dall’eventuale acquisizione delle ulteriori partecipazioni lungo la catena MPS-Mediobanca.
L’articolo riporta la posizione di Carlo Messina: l’obiettivo dichiarato è stabilizzare il risparmio italiano e tutelare l’indipendenza strategica di Generali, evitando che diventi contendibile da soggetti esterni. L’amministratore delegato di Intesa esclude l’intenzione di interferire nella gestione e si dichiara disponibile a condividere un assetto di stabilità con gli altri azionisti.
La partecipazione richiamata attraverso Mediobanca è del 13,35%. Il testo menziona anche il 3,13% già detenuto da Intesa: le due quote devono essere tenute distinte, senza assumere automaticamente che restino entrambe nel futuro assetto. La definizione del perimetro effettivo e le valutazioni delle autorità restano elementi essenziali.
Montanari riferisce contatti informali che Andrea Orcel starebbe sviluppando con alcuni azionisti privati di Generali. L’ipotesi descritta riguarda possibili acquisti di partecipazioni che, sommate alla quota UniCredit, ne rafforzerebbero il peso in vista del rinnovo del consiglio.
La prospettiva mette comunque in evidenza un nodo: la presenza di grandi gruppi bancari nel capitale di una compagnia assicurativa richiede di distinguere l’investimento finanziario, il ruolo nella governance e gli effetti sui mercati nei quali gli operatori competono.
La posizione Uilca: il futuro di Generali non può essere letto soltanto attraverso la forza relativa degli azionisti. La stabilità deve avere un contenuto industriale: continuità delle attività, investimenti nelle competenze, occupazione e qualità dei servizi.
Per le lavoratrici e i lavoratori l’indipendenza acquista significato quando consente prospettive professionali chiare e scelte organizzative sostenibili. Eventuali cambiamenti devono essere accompagnati da informazioni tempestive e confronto sindacale, evitando che l’incertezza degli equilibri finanziari diventi una pressione quotidiana sul personale.
Anche la consulenza e la protezione della clientela richiedono attenzione. Il risparmio non si stabilizza soltanto attraverso un azionariato forte, ma anche attraverso prodotti comprensibili, comportamenti corretti e professionalità messe nelle condizioni di operare con autonomia e responsabilità.

Riscossione: Tobin tax, l’aumento del divario tra aliquote riapre il nodo delle OPA

La manovra rende più rilevante una questione già al centro di contenziosi: quale aliquota della Tobin tax applicare agli acquisti di azioni effettuati attraverso un’offerta pubblica di acquisto. Valentino Tamburro, nell’articolo «Tobin tax, l’aumento di aliquota impatta nel contenzioso sulle OPA», ricostruisce gli orientamenti delle Corti tributarie e le conseguenze della modifica proposta.
Dal 2026 l’aliquota ordinaria è dello 0,4%, mentre quella ridotta per le operazioni nei mercati regolamentati e nei sistemi multilaterali di negoziazione è dello 0,2%. Il disegno di legge di Bilancio 2027 porterebbe soltanto la prima allo 0,8%, lasciando invariata la seconda.
La misura è ancora una previsione del disegno di legge. Se confermata l’aliquota ordinaria diventerebbe quattro volte quella ridotta.
Il contenzioso riguarda l’inquadramento degli acquisti nell’ambito di un’OPA. Secondo la posizione dell’Agenzia delle Entrate ricostruita nell’articolo, l’adesione a una proposta unica, formulata dall’offerente a un prezzo predeterminato, non presenterebbe il requisito della multilateralità necessario per l’aliquota ridotta.
Alcune Corti tributarie hanno seguito un’impostazione diversa, valorizzando il carattere pubblico dell’offerta, le procedure di trasparenza, la vigilanza Consob e la parità di trattamento degli investitori.
L’articolo richiama decisioni favorevoli all’aliquota ridotta in Lombardia, a Parma, a Milano e a Bologna. Riporta però anche una pronuncia di Treviso di segno contrario, fondata proprio sull’assenza del requisito della multilateralità.
Con l’ampliamento del divario la qualificazione fiscale potrebbe determinare un’imposta pari allo 0,8% oppure allo 0,2%, nei casi interessati e secondo il trattamento applicabile. Il punto non è che tutte le OPA saranno automaticamente tassate all’aliquota maggiore: è che una questione interpretativa già controversa avrebbe conseguenze economiche più rilevanti.
La posizione UILCA: la certezza delle regole è parte della qualità del sistema fiscale. Quando una stessa tipologia di operazione riceve interpretazioni differenti, l’aumento delle aliquote può accrescere il costo dell’incertezza, oltre al prelievo previsto.
Questo non elimina il confronto sull’equità del contributo richiesto alle attività finanziarie. Richiede però che finalità, presupposti e modalità applicative siano comprensibili, così da distinguere la scelta politica sul gettito dal problema della qualificazione giuridica delle operazioni.
Per il personale impegnato negli adempimenti fiscali e nella riscossione norme chiare e indirizzi applicativi coerenti sono condizioni di lavoro essenziali. La gestione dei dubbi e del contenzioso richiede competenze, formazione e strumenti adeguati: non può essere affidata soltanto alla capacità delle persone di assorbire ulteriore complessità.

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